<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309</id><updated>2012-01-09T18:58:12.589+01:00</updated><category term='Video dal Web'/><category term='Sociologia'/><category term='Novelle'/><category term='Musica Rock'/><category term='Internet'/><category term='documentario'/><category term='Il Vangelo secondo la Scienza'/><category term='Web Art'/><category term='VaffaDay'/><category term='Scienza'/><category term='economia'/><category term='Aforismi'/><category term='cortometraggo'/><category term='informazione'/><category term='storia'/><category term='Pedagogia'/><category term='Divulgazione'/><category term='Spartiti'/><category term='Religione Pedofilia Politica'/><category term='etica'/><category term='Psicologia'/><category term='libertà'/><category term='Arte'/><category term='Libri'/><category term='Filosofia'/><category term='Lettere/Poesia'/><category term='Politica'/><category term='politica estera'/><category term='società'/><category term='chiesa'/><category term='Divertenti'/><category term='News'/><category term='Musica Classica'/><title type='text'>°Capire°</title><subtitle type='html'>Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. 

Henry David Thoreau</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>97</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-4155111936416483274</id><published>2011-01-27T14:00:00.000+01:00</published><updated>2011-01-27T14:00:07.237+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sociologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Psicologia'/><title type='text'>UMBERTO GALIMBERTI: LA BUGIA</title><content type='html'>&lt;div class="Sandro"&gt;&lt;i&gt;Elogio della menzogna come gioco dell'intelligenza&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt;"&gt;Solo chi sa mentire è capace di sopravvivere&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: 12.0pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small;"&gt;F&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;orse la bugia è decisamente più utile alla vita di quanto non lo sia la verità. E in ogni caso non c'è dubbio che chi sa mentire ha capacità cognitive decisamente più ampie di chi sa dire solo la verità. Senza possibilità di mentire infine l'umanità non avrebbe mai conosciuto ciò di cui si vanta: &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;la cultura, che è una forma di non rassegnazione al reale, e quindi un'ideazione di mondi non veri perché non reali, anche se poi sono i soli capaci di incidere e modificare la realtà.&lt;/span&gt; &lt;/b&gt;Me ne sono convinto leggendo due libri: uno di Andrea Tagliapietra, &lt;i&gt;Filosofia della bugia. Figure della menzogna nella storia del pensiero occidentale&lt;/i&gt; (Bruno Mondadori, pagg. 464, lire 48.000), un capolavoro destinato a diventare un classico sull'argomento. L'altro di Maria Bettetini, &lt;i&gt;Breve storia della bugia. Da Ulisse a Pinocchio&lt;/i&gt; (Raffaello Cortina, pagg. 160, lire 22.000), dove i giochi tra verità e menzogna appaiono, come peraltro sono, indiscernibili.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Per prima cosa occorre dire che la bugia non è una prerogativa esclusiva degli uomini. Anche gli animali mentono, e mentono ogni volta che, nella lotta per la vita, invece di attaccare, si nascondono. Il fatto di nascondersi è forse la sorgente e il modello di ogni menzogna, perché priva l'avversario delle informazioni necessarie per orientare la sua condotta. Quando il predatore, infatti, non percepisce più la sua vittima, diventa incapace di inseguirla. E questo vale sia per gli animali sia per i più sofisticati 007 che, invece di affrontare l'avversario, si sottraggono alla sua vista e attendono che questi, deluso, se ne vada. &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Se la vita animale è un gioco di attacco e difesa, quando non si hanno abbastanza forze per sopravvivere o per vincere non resta che il ricorso alla menzogna che, modificando lo stato di informazione dell'avversario, mette fuori gioco la sua forza rendendola semplicemente inutile. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;L'inganno appartiene quindi alla logica del vivente ed è rintracciabile sia nel mondo vegetale, dove ad esempio l'orchidea africana imita l'aspetto di fiori ricchi di nettare per attirare insetti e farfalle, sia nel mondo animale, dove infiniti sono gli stratagemmi mimetici, sia nel mondo umano dove, per raggiungere un obiettivo, si preferisce all'uso della forza quello della menzogna.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;L'&lt;i&gt;Iliade&lt;/i&gt;, il primo grande romanzo dell'Occidente, è la descrizione di questo passaggio che porta dall'uso brutale della forza all'uso sofisticato dell'intelligenza la cui prima espressione è l'inganno. Nietzsche, grande ammiratore della grecità, coglie immediatamente questo passaggio, e senza esitazione dice: &lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;«L'intelletto, come mezzo per conservare l'individuo, spiega le sue forze principali nella finzione.»&lt;/span&gt; Ma come si fa a dire che l'inganno è la forma più sofisticata di intelligenza?&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt; Perché, come dice anche quell'insospettabile moralista che è Platone: «Mentire coscientemente e volutamente ha più valore che dire involontariamente la verità»? Perché chi dice la verità conosce solo quella, mentre chi mente conosce la verità e la sua alterazione.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; E alterare la verità non è cosa facile. Occorre mettersi nei panni dell'altro, interpretare rapidamente le sue attese, studiare i suoi comportamenti ed evitare nel contempo di fare apparire troppo trasparenti i propri. Se questo non è un gioco di intelligenza! E infatti non c'è pedagogista che non indichi nel gioco dei bambini l'esercizio più idoneo per lo sviluppo dell'intelligenza. Quel che i pedagogisti non dicono è che il gioco, ogni gioco, da quello dei cuccioli a quello dei bambini, non è altro che una serie di mosse per ingannare l'avversario, è un "far finta che" o, come si dice nel gioco del calcio, è un "fare la finta", accennare una condotta per poi intraprenderne un'altra. Non a caso la parola latina che sta per "giocare" (&lt;i&gt;ludere) &lt;/i&gt;è la stessa di "il-ludere" e "in-lusio" significa letteralmente "entrare in gioco", in pratica: dire bugie. Senza bugie molte specie, e soprattutto quella umana, che è la meno fornita di istinti e di difese naturali, difficilmente avrebbero potuto sopravvivere, al punto che gli etologi concordano, ma anche gli antropologi ne potrebbero convenire, che i "falsi segnali" sono sempre stati più vantaggiosi di quelli veridici per la conservazione e la selezione della specie.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;L'inganno dunque appartiene alla logica del vivente, anzi molto spesso è la condizione della sua vita. &lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Ma siccome per ingannare bisogna essere almeno in due, la bugia non è solo il primo segnale dell'intelligenza, ma anche il primo veicolo della socializzazione.&lt;/span&gt; &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Chi dice il vero, infatti, è esonerato dall'entrare nella mente dell'altro, mentre chi mente non può esonerarsi da questo lavoro di intima penetrazione su cui si fonda ogni relazione sociale. Inoltre chi mente deve conoscere le aspettative di chi ascolta per poter anticipare ciò che l'altro vorrebbe sentirsi dire o per lo meno ciò che è già disposto a credere.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; &lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;b&gt;Tutto ciò esige una rappresentazione della mente dell'altro oltre che un piano per manipolarla.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; I leader hanno questa virtù e per questo si differenziano dai gregari. &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Le informazioni che diffondono con i mezzi a loro disposizione non hanno lo scopo di istruire gli altri, ma di istruire se stessi sulle intenzioni degli altri per potere, al momento giusto, sottrarre loro ogni autonomia e ogni libertà di movimento&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;. I&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt; sondaggi di opinione non hanno lo scopo di sondare l'opinione della gente per poi venire incontro alle loro richieste, ma hanno lo scopo di sondare l'efficacia delle persuasioni che si è riusciti a diffondere con i mezzi di informazione.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; E qui siamo arrivati alla televisione con le sue &lt;i&gt;fiction (&lt;/i&gt;le sue "finzioni") così tanto seguite dal pubblico. Ma dalla televisione possiamo passare a Internet dove, come ci ricorda Maria Bettetini, il reale sconfina nel virtuale, che non riproduce esattamente il reale, come ben sa chi cerca l'amore in rete. Accanto a loro e prima di loro c'è il cinema, il teatro, l'arte, la letteratura il cui scopo, come scrive Oscar Wilde, è di «narrare delle cose non vere», perché è proprio della cultura inventare la realtà e non sottomettersi, come invece vorrebbero i sostenitori del "sano realismo", a cui manca qualsiasi forma di immaginazione per ipotizzare che la realtà potrebbe anche essere diversa da quella che è.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Ma per immaginare, per mentire, per ideare scenari diversi da quelli esistenti occorre uno sdoppiamento della coscienza capace di far convivere, come in una scena di teatro, la condizione mentale dell'ingannatore e dell'ingannato. Queste condizioni mentali possono anche riunificarsi come nel caso dell'autoinganno che Cartesio, ben prima della psicoanalisi, aveva descritto ne &lt;i&gt;Le passioni dell'anima&lt;/i&gt;, dove l'idraulica degli impulsi, degli stimoli e delle passioni poteva far credere alla mente che le cose sono come l'ordine pulsionale desidera che siano. &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Tirata all'osso, la psicoanalisi non è altro che lo svelamento dell'autoinganno, quindi l'apertura della coscienza che si rende conto, come diceva Freud, di «non esser padrona in casa propria», perché la gran quantità dei pensieri che elabora sono razionalizzazione di desideri inconsci.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt; &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Lo stesso diceva Marx a proposito dell'ideologia: «Le idee dominanti sono le idee della classe dominante». &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;E lo stesso diceva Nietzsche quando, nella &lt;i&gt;Genealogia della morale&lt;/i&gt;, indicava i vizi sottesi alle virtù e mascherati dalle virtù. Il fatto che Marx, Freud e Nietzsche siano stati bollati da Giovanni Paolo II come "filosofi del sospetto" significa solo che la cultura religiosa preferisce le coscienze opache, appollaiate nella "verità" che giunge dall'alto, e non le coscienze articolate che vivono la drammaticità di ospitare ad un tempo la "verità" e la consapevolezza del suo essere "finzione". Qui Nietzsche ha scritto pagine essenziali in quel breve saggio giovanile che ha per titolo &lt;i&gt;Verità e menzogna in senso extramorale&lt;/i&gt;. Che significa "extramorale"? Che il problema della verità e della menzogna non va confinato e sepolto in ambito etico, ma visualizzato a partire da ciò che torna utile e vantaggioso per la vita. &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Qui la "verità" cede la sua maschera e mostra il suo vero volto, che non è quello di dire il vero, ma di offrire delle "stabilità" a tutti quegli spiriti gregari che non saprebbero come vivere senza punti fermi. Alla base della verità c'è quindi quella stessa volontà di vita che abbiamo scoperto essere la sorgente di tutte le menzogne. Chi mente ingaggia una guerra con l'altro, vuole avere di più a spese dell'altro. Chi non regge il conflitto si accorda con l'altro e chiama questo accordo, questo patto, questa convenienza reciproca, per esistere in società come gregge, "verità". A questo patto si vincola moralmente, per cui è etico dire la verità (cioè stare ai patti che riducono i conflitti), perché altrimenti non si avrebbe altra forza o capacità per vivere.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Come scrive Andrea Tagliapietra nel suo saggio magistrale: "Alla scuola della bugia la tradizione occidentale impara la nozione di volontà". Volontà di avere di più, che è alla base della menzogna; e volontà di avere quel tanto che l'accordo con gli altri concede, che è alla base della verità. &lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;Resta allora da concludere che la vera contrapposizione non è tra vero e falso sul registro della "conoscenza", o della "morale", ma tra vantaggioso e svantaggioso sul registro della "volontà", essendo la verità null'altro che l'espressione della volontà dei deboli che non avrebbero risorse sufficienti per vivere se non si accordassero su punti stabili e fermi e non si impegnassero moralmente a tenerli stabili e fermi. &lt;/span&gt;&lt;/b&gt;Così Nietzsche conclude la parabola dell'Occidente: non capovolgendo i valori come i più credono, ma mostrando che anche "la verità è una forma di inganno", l'inganno condiviso da quanti, non sapendo mentire: «Mentono secondo una salda convenzione, come si conviene a una moltitudine, in uno stile vincolante per tutti». Ma se anche la verità è una forma di inganno, allora cade l'opposizione tra menzogna e verità, allo stesso modo della bestemmia che, se consapevolmente proferita, lungi dal contrapporsi alla devozione, è invocazione e preghiera nei confronti di un Dio più vero e più giusto. Tolta la contrapposizione, ciò che resta in gioco è solo la "volontà di vita" che si serve sia della menzogna, sia della verità per riuscire a vivere. E perciò Nietzsche, togliendo la maschera alla "verità" promossa dalla filosofia dell'Occidente, può dire «Sono ancora in attesa di un filosofo medico, nel senso eccezionale della parola – inteso al problema della salute collettiva di un popolo, di un'epoca, di una razza, dell'umanità –, che abbia in futuro il coraggio di portare al culmine il mio sospetto e di osare questa affermazione: in ogni filosofare non si è trattato per nulla, fino ad oggi, di verità, ma di qualcos'altro, come salute, avvenire, sviluppo, potenza, vita». &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: x-small;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Di Umberto Galimberti&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif; font-size: x-small;"&gt;Tratto da "&lt;a href="http://robertoladisa.blogspot.com/"&gt;http://robertoladisa.blogspot.com/&lt;/a&gt;" &amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif; font-size: x-small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif; font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Sullo stesso argomento potete consultare "l'Origine della menzogna"&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;a href="http://robertoladisa.blogspot.com/2007/10/lorigine-della-menzogna.html"&gt;http://robertoladisa.blogspot.com/2007/10/lorigine-della-menzogna.html&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro" style="text-align: left;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif; font-size: x-small;"&gt;&lt;b&gt;Mentre per capire alcuni passaggi concettuali su Nietzsche, (per coloro che ne sono a "digiuno"), consiglio una tesi di laurea "Nietzsche contro Darwin"&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.friedrich-nietzsche.it/index.php/il-concetto-di-uebermensch-nella-filosofia-di-friedrich-nietzsche"&gt;http://www.friedrich-nietzsche.it/index.php/il-concetto-di-uebermensch-nella-filosofia-di-friedrich-nietzsche&lt;/a&gt;, la quale tesi riassume bene quello che intende dire Galimberti.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Sandro"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-4155111936416483274?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/4155111936416483274/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2011/01/umberto-galimberti-la-bugia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/4155111936416483274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/4155111936416483274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2011/01/umberto-galimberti-la-bugia.html' title='UMBERTO GALIMBERTI: LA BUGIA'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-5189664862599917122</id><published>2011-01-24T15:18:00.000+01:00</published><updated>2011-01-24T15:18:56.606+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pedagogia'/><title type='text'>Plutarco: "La mente non è un vaso da riempire"</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_hpBC7gvqeDY/TT2Hq-MIUjI/AAAAAAAAAPw/vrN5tPHPtQo/s1600/Plutarco.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_hpBC7gvqeDY/TT2Hq-MIUjI/AAAAAAAAAPw/vrN5tPHPtQo/s1600/Plutarco.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Anche se non ha avuto nei tempi in cui visse un'influenza educativa, è difficile non parlare di Plutarco, (purtroppo oggi posto in secondo piano), tuttavia, fino al secolo scorso, considerato il testimone principale dei costumi e dell'educazione greca e romana, e anche fonte eccelsa di modelli formativi ancora attuali.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Plutarco di Cheronea è anch'egli del I° sec. e di origine greca: famose furono per secoli le sue "Vite parallele degli uomini illustri", greci e romani, che offrivano modelli esemplari di vicende e personaggi, attraverso i quali però si intravvedevano anche i modi di vita di diverse situazioni storiche, forse un po' romanzate ma non priva di notazioni tuttora interessanti, perfino di carattere sociale. Si tratta di una quarantina di medaglioni, tuttora ripubblicati, da Teseo e Romolo ai contemporanei dell'autore, tendenti tutti a dimostrare una continuità, maggiore che non in realtà, fra gli ideali greci, ellenistici e romani.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;Plutarco fu anche autore delle "Operette Morali", nelle quali non mancano precetti pedagogici, alcuni dei quali anticipano di qualche secolo massime che poi saranno considerate avanzate, come ad esempio la famosa: "La mente non è un vaso da riempire, ma un legno da far ardere perchè s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità". In certo senso, Plutarco può essere visto come precursore di Montaigne e Locke, soprattutto per l'esaltazione della priorità spettante alla formazione del carattere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Lasciamo perdere dunque simili forme di stupidità o millanteria e pur di apprendere e assimilare le riflessioni utili accettiamo anche le risatine di chi vuol dare a vedere di essere intellettualmente dotato, come fecero Cleante e Senocrate, che in apparenza erano più lenti dei compagni, ma in realtà non demordevano dall'apprendere e non si smarrivano d'animo, ed erano anzi i primi a prendersi in giro, paragonandosi a vasi dall'imboccatura stretta o a tavolette di bronzo, alludendo al fatto che facevano fatica ad accogliere le parole, ma poi le conservavano in modo saldo e sicuro39. &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Perché non solo, come dice Focilide, spesso deve subire delusioni chi aspira alla virtù, ma spesso deve accettare anche di essere; deriso e schernito, e sopportare canzonature e volgarità pur di eliminare con tutto se stesso la propria ignoranza ed abbatterla. &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Non bisogna trascurare, d'altra parte, nemmeno l'errore contrario, che taluni commettono per indolenza, col risultato di rendersi sgradevoli e fastidiosi: quando sono per conto loro non vogliono scomodarsi, ma poi disturbano chi parla sottoponendogli in continuazione domande sugli stessi argomenti, come uccellini implumi che stanno sempre a bocca aperta verso l'altrui bocca e vogliono ricevere da altri ogni cosa ormai pronta e predigerita. C'è poi chi aspira a guadagnarsi la fama di persona attenta e acuta dove non è il caso, e sfinisce chi parla a forza di chiacchiere e &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;di curiosità, sollevando in continuazione quesiti non necessari o chiedendo spiegazioni su argomenti che non ne hanno alcun bisogno: così strada corta diventa lunga, come dice Sofocle, e non solo per loro, ma anche per gli altri. &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Interrompendo in continuazione il maestro con domande vane e superflue, come in un viaggio in compagnia, non fanno che intralciare l'andamento regolare dell'apprendimento, che subisce fermate e ritardi. &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;Questi tali somigliano, secondo Ieronimo, a quei cagnolini vili e insistenti, che in casa mordono le pelli delle fiere e ne strappano il vello, mentre se queste fossero vive si guaderebbero bene dal toccarle. Dobbiamo esortare i pigri di cui parlavamo a mettere insieme il resto da soli, una volta che l'intelligenza abbia fatto loro comprendere i punti essenziali, tenendo a mente quanto hanno ascoltato perché sia loro da guida nel proseguimento della ricerca e accogliendo la parola altrui come principio e seme da sviluppare ed accrescere. &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;b&gt;La mente non ha bisogno, come un vaso, di essere riempita, ma piuttosto, come legna, di una scintilla che l'accenda e vi infonda l'impulso della ricerca e un &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #990000;"&gt;&lt;b&gt;amore ardente per la verità.&lt;/b&gt; &lt;/span&gt;Come uno che andasse a chiedere del fuoco ai vicini, ma poi vi trovasse una fiamma grande e luminosa e restasse là a scaldarsi fino alla fine, così chi si reca da un altro per prendere la sua parola ma non pensa di dovervi accendere la propria luce e la propria mente, e siede incantato a godere di ciò che ascolta, trae dalle parole solo un riflesso esterno, come un volto che s'arrossa e s'illumina al riverbero della fiamma, senza riuscire a far evaporare e scacciare dall'anima, grazie alla filosofia, quanto vi è dentro di fradicio e di buio.  &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times, 'Times New Roman', serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, 'Times New Roman', serif;"&gt;Tratto da: Plutarco "L'arte di Ascoltare"&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-5189664862599917122?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/5189664862599917122/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2011/01/plutarco-la-mente-non-e-un-vaso-da.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/5189664862599917122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/5189664862599917122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2011/01/plutarco-la-mente-non-e-un-vaso-da.html' title='Plutarco: &quot;La mente non è un vaso da riempire&quot;'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_hpBC7gvqeDY/TT2Hq-MIUjI/AAAAAAAAAPw/vrN5tPHPtQo/s72-c/Plutarco.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-5689315104273407614</id><published>2011-01-07T20:00:00.001+01:00</published><updated>2011-01-07T20:00:15.005+01:00</updated><title type='text'>La realtà inventata. Contributi al costruttivismo</title><content type='html'>&lt;div class=""&gt;&lt;div class="Amp_Content_Outer_Bookmark"&gt;&lt;div class="Amp_Bookmark_Link"&gt;URL: &amp;nbsp;&lt;a rel="clipsource" target="_blank" title="http://books.google.it/books?id=JWdZlHhxcQoC&amp;printsec=frontcover&amp;source=gbs_ge_summary_r&amp;cad=0" href="http://books.google.it/books?id=JWdZlHhxcQoC&amp;printsec=frontcover&amp;source=gbs_ge_summary_r&amp;cad=0"&gt;http://books.google.it/books?id=JWdZlHhxcQoC&amp;printsec=f...&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Amp_Commentary_Wrap"&gt;&lt;div class="Amp_Post_Text"&gt;&lt;p&gt;Prova post&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Amp_Link"&gt;See this Amp at &lt;a href="http://amplify.com/u/bkuz7"&gt;http://amplify.com/u/bkuz7&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br/&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-5689315104273407614?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/5689315104273407614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2011/01/la-realta-inventata-contributi-al_07.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/5689315104273407614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/5689315104273407614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2011/01/la-realta-inventata-contributi-al_07.html' title='La realtà inventata. Contributi al costruttivismo'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-2450987186233299277</id><published>2011-01-07T19:58:00.001+01:00</published><updated>2011-01-07T19:58:49.352+01:00</updated><title type='text'>La realtà inventata. Contributi al costruttivismo</title><content type='html'>&lt;div class=""&gt;&lt;div class="Amp_Content_Outer_Bookmark"&gt;&lt;div class="Amp_Bookmark_Link"&gt;URL: &amp;nbsp;&lt;a rel="clipsource" target="_blank" title="http://books.google.it/books?id=JWdZlHhxcQoC&amp;printsec=frontcover&amp;source=gbs_ge_summary_r&amp;cad=0" href="http://books.google.it/books?id=JWdZlHhxcQoC&amp;printsec=frontcover&amp;source=gbs_ge_summary_r&amp;cad=0"&gt;http://books.google.it/books?id=JWdZlHhxcQoC&amp;printsec=f...&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Amp_Commentary_Wrap"&gt;&lt;div class="Amp_Post_Text"&gt;&lt;p&gt;Prova post&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="Amp_Link"&gt;See this Amp at &lt;a href="http://amplify.com/u/bkuz7"&gt;http://amplify.com/u/bkuz7&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br/&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-2450987186233299277?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/2450987186233299277/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2011/01/la-realta-inventata-contributi-al.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/2450987186233299277'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/2450987186233299277'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2011/01/la-realta-inventata-contributi-al.html' title='La realtà inventata. Contributi al costruttivismo'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-6376395225171531081</id><published>2010-04-30T21:05:00.002+02:00</published><updated>2010-04-30T21:09:38.244+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Divulgazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pedagogia'/><title type='text'>SOCRATE AL CONCORSO DI BELLEZZA</title><content type='html'>&lt;p class="MsoTitle"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:14.0pt;font-weight:normal"&gt;SOCRATE AL CONCORSO DI BELLEZZA&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:14.0pt;font-weight:normal"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" align="right" style="text-align:right"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt;font-weight:normal"&gt;Di Armando Massarenti&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align:justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt; font-weight:normal"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align:justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-weight: normal; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-weight: normal; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Bello non era, e si lavava anche poco. Socrate aveva altro a cui pensare. Rifletteva, pensava, appunto. Ammaliava giovani e vecchi con i suoi ragionamenti e, soprattutto, dialogava. L’oracolo di Delfi gli aveva rivelato, col suo solito stile enigmatico, che proprio lui era il più sapiente degli uomini. Al momento gli era parso assai strano. Ma, poi, verificato, attraverso il dialogo, quanto poco sapevano di fatto coloro che ostentavano i più diversi saperi, si accorse che lui,  rispetto a quelli, almeno sapeva di non sapere. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoTitle" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-weight: normal; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Un giorno, brutto e trasandato come si presentava di solito, fu sfidato a un concorso di bellezza dall’amico Critobulo. “Partecipo, d’accordo ( rispose ), ma dimmi: che cosa intendi per bellezza? Credi che il bello si trovi solo nell’uomo o anche in altre cose”. “Anche nel cavallo, nel bue e in molti oggetti inanimati ( rispose ). Uno scudo può essere bello, e una spada, e  un’asta”. “Cose così diverse tra loro, com’è possibile che siano tutte belle?”. “Se sono ben fabbricate rispetto agli usi per i quali le acquistiamo o se sono per natura adeguate a ciò di cui abbiamo bisogno, questa cose sono belle”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-weight: normal; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;“ Bene, ( chiede allora Socrate ), sai perché abbiamo bisogno degli occhi?”. “Per vedere”. “Se è così i miei occhi sono più belli dei tuoi”. “E perché?”. “I tuoi guardano dritto innanzi a loro. I miei invece, sporgenti come sono guardano anche di lato”. “ Dunque gli occhi più belli sono quelli del granchio?”. “Certo”. “ e che dire del naso, è più bello il mio o il tuo?”, soggiunse Critobulo. “ Gli dei ce lo hanno dato per odorare ( risponde Socrate). Le tue narici guardano verso terra, le mie verso l’alto e possono così accogliere gli odori da ogni dove”.   &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-weight: normal; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;E via dialogando, finche Critobulo si arrende e, ammattendo lo svantaggio, chiede che si voti pensando di avere la peggio. Ha perdere invece è ovviamente Socrate. Ma da questa testimonianza di Senofonte, suo grande ammiratore, avrete capito quanto era ironico e spiritoso. Autoironico,  soprattutto. Il suo era tutto un modo per scherzare sulla sua stessa bruttezza, per il divertimento proprio e dei presenti. Neppure per un istante aveva preso sul serio l’idea di poter  essere davvero considerato bello. Aveva semplicemente adottato, in una situazione così frivola, il più classico dei suoi metodi, il meccanismo complesso dell’ironia che porta il suo nome.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-weight: normal; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Socrate sa di non essere bello. E sa che la definizione di bellezza data da Critobulo non porta molto lontano. Proprio per questo finge di prenderla massimamente sul serio, perché così, passo dopo passo, riesce a dimostrare artatamente il proprio vantaggio. Sembra uno degli stratagemmi che Aristotele e, molti secoli dopo Schopenhauer, descriveranno nel contesto dell’ eristica, l’arte di ottenere ragione anche quando si ha torto, incuranti dei più elementari principi di correttezza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="font-weight: normal; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Ma il bello è che Socrate qui non sta affatto cercando di avere ragione. Non vuole certo vincere la gara.sta solo approfittando della situazione per divertirsi un po’ e, nello stesso tempo, fare un po’ di buona filosofia. Vuole almeno che l’ovvio vincitore si renda conto di quanto è lontano dal cogliere la vera essenza della bellezza, che non può essere definita solo in termini di convenienza e utilità, pena il dover considerare bello uno come Socrate. Il quale, per altro, ha sempre negato di sapere alcunché su qualunque argomento gli capitasse di discutere: la virtù, la giustizia, la bellezza. Era il suo marchio di fabbrica. Al pari della sua bruttezza, della sua ironia e della sua intelligenza.              &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align:justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:12.0pt; font-weight:normal"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoTitle" style="text-align:justify"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size:14.0pt; font-weight:normal"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-6376395225171531081?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/6376395225171531081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2010/04/socrate-al-concorso-di-bellezza.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/6376395225171531081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/6376395225171531081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2010/04/socrate-al-concorso-di-bellezza.html' title='SOCRATE AL CONCORSO DI BELLEZZA'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-7992882288816684684</id><published>2010-03-04T17:41:00.004+01:00</published><updated>2010-03-04T18:02:46.726+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Marco Revelli: "sinistra e destra", l'identità smarrita.</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_hpBC7gvqeDY/S4_ldJQn5tI/AAAAAAAAAO4/vP7pnUWYfok/s1600-h/9788842088776.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 132px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_hpBC7gvqeDY/S4_ldJQn5tI/AAAAAAAAAO4/vP7pnUWYfok/s200/9788842088776.jpg" border="0" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5444822763378829010" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  ;font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:13px;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Nella vivace Scuola per l’alternativa, di Torino (www.scuolaperalternativa.it), Paul Ginsborg ha presentato, il 18 febbraio, questo libro di Revelli, interpellando insieme al pubblico l’autore. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Oggi sembra smarrita la distinzione tra queste due posizioni, che descrivono le grandi scelte politiche nel mondo moderno, dal 1789: uguaglianza o gerarchia, autonomia o eteronomia, razionalità o irrazionalità, orizzontale o verticale. Oggi la sinistra cosiddetta radicale non coglie più queste alternative, e la sinistra istituzionale sembra non volere coglierle. Si perdono le tipiche categorie di sinistra dello spazio e del tempo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Lo spazio del Parlamento, conquista dell’Ottocento, appare svuotato: Paolo Cacciari definisce «umiliante» la sua recente esperienza parlamentare, un meccanismo prestabilito dove il singolo ha solo da premere il pulsante del voto. Lo spazio dei partiti si è fatto perverso: si ritirano dalla società, e questa si ritira dai partiti. Anche nella Sinistra Arcobaleno i quattro segretari da soli decidono le candidature. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il tempo lineare e progressivo nella concezione della sinistra si è conformato al tempo acceleratissimo, compresso, riempito e così divenuto indisponibile per la politica: non c’è tempo! Così, mancano i soggetti politici e le soluzioni. Nella Introduzione al libro, Revelli indica alcuni “meta-valori”, o principi costitutivi del politico, per ricostruire la sinistra, ed anzi la politica stessa che è venuta a mancare. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ma, nella sinistra – conclude Ginsborg – c’è un grave problema di comportamenti: litigi personali, individualismi e ambizioni, narcisismo a iosa, assenza di cultura dell’unità. Tanti tentativi falliscono a causa di questi mali. Gandhi ha molto da insegnare alla sinistra. Le chiese dovrebbero fare di più su questo piano morale. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Revelli avverte che il suo libro è impegnativo: è un compendio di 25 anni di lavoro, in buona parte entro il seminario “Etica e politica” che Bobbio guidava nel Centro Gobetti. Registra un fallimento, lo smarrimento dell’identità di sinistra. Questa polarità destra-sinistra dà ordine alla politica, come il denaro, strumento di scambio, lo dà all’economia. Siamo caduti in un contesto non più politico. Quelle due identità sono relative, spaziali, non sostantive: dipende da chi si colloca a destra o a sinistra dell’altro. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il libretto di Bobbio, Destra e sinistra (più edizioni dal 1994, 300.000 copie, tradotto in 19 lingue), contro la delegittimazione di questa distinzione, poneva come criterio il principio di uguaglianza: chi sottolinea ciò che accomuna è di sinistra, chi evidenzia ciò che differenzia è di destra. Dopo la metà degli anni ’90 cambia il dibattito: anche da sinistra si nega quella distinzione. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Soprattutto cade in dubbio il tempo direzionale, che era costitutivo della sinistra, cioè la storia come movimento. Alla fine del 900 il tempo ritorna ciclico, ripetitivo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Anche la crisi dello spazio liquefa la differenza destra-sinistra. Lo spazio di questa differenza era lo stato-nazione, nei suoi confini territoriali certi; era lo spazio pubblico, prodotto con mezzi pubblici, dove i poteri pubblici prevalevano sui poteri privati; uno spazio dove tutti i punti sono sotto la stessa legge. Questo spazio era “rappresentato” nello spazio parlamentare, nel quale appunto si definivano destra e sinistra, stabilità e movimento. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il nuovo spazio della globalizzazione è prodotto con mezzi privati, che sono i media di massa, i gestori dei flussi (finanza, droga, informazioni, merci, ...). Questo spazio non ha più confini, tutto in esso si sovrappone; le comunicazioni alla velocità della luce portano in ogni punto dello spazio le diverse fonti di potere. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Questa è la crisi della politica, non solo della distinzione destra-sinistra. È stata la sinistra, nella Rivoluzione Francese, che ha creato lo spazio politico: prima era tutto destra, gerarchia. Oggi la sinistra imita questa destra; l’aspetto più del progetto, lo scenario più del contenuto. È la fine della politica, cade l’idea moderna di politica. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Revelli però indica quattro meta-valori, per ricostruire la sinistra e la politica: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;1) l’alternativa tra violenza e nonviolenza; stabilire il tabù della violenza, la quale oggi comporta la fine dell’umanità; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;2) il principio di inclusione contro il principio di esclusione (Carl Scmitt che fonda la politica nella categoria amico-nemico), cioè la reciprocità, il punto di vista dell’Altro (l’Uomo Planetario di Ernesto Balducci); &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;3) il principio di prudenza, o di responsabilità (Hans Jonas: «Agisci in modo che gli effetti della tua azione siano compatibili con la permanenza di una vita autenticamente umana sulla terra»), contro il principio di efficienza immediata, decisionista, produttivista; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;4) il senso del limite contro la volontà di potenza. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Questi sono valori di sinistra, ma dovrebbero essere comuni, per potere contrapporsi nella dialettica politica, senza danno generale. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;* * * &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;I due relatori hanno poi risposto a diversi interventi. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ginsborg – Quello dei comportamenti personali nella sinistra è terreno importante e difficile. La sinistra si autodistrugge quando porta interessi partitici, se non addirittura economici. Stuart Mill chiedeva ai cittadini: umiltà, scetticismo, immaginazione. Occorre, sì, generosità, ma non si tratta solo di questione morale: occorre una teorizzazione del comportamento politico di sinistra. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Nella sinistra la violenza non è stata solo contraddizione tra fine giusto e mezzi ingiusti, ma anche gratuita, e molta, e giustificata, nella sinistra storica: pensiamo alla collettivizzazione forzata della terra, alle purghe staliniane. Questa era la sinistra storica nel 900. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Revelli – In risposta ad un intervento che, citando Bobbio (nota 1), ipotizza una differenza tra destra e sinistra non soltanto relativa alla posizione nello spazio politico, ma antropologica, dice: credo di sì; la distinzione è profonda nella storia della nostra specie in termini simbolici e di valore; abbiamo reazioni istintive diverse di fronte allo scandalo delle disuguaglianze, di fronte ai naufragi di immigrati nel canale di Otranto; ma il problema non è questo, è se chi soffre lo scandalo si aggrega per cambiare le cose, se si fa soggetto politico oppure no. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Oggi il problema non è tanto che un pezzo maggioritario di sinistra si concilia con la destra, ma è il vuoto a sinistra, la mancanza di soggetti a sinistra, nel mondo. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;A chi propone l’aggiunta di altre alternative (competizione-collaborazione; velocismo-lentezza) a quei meta-valori, Revelli risponde riconducendo la lentezza al senso del limite e alla prudenza, e la collaborazione alla reciprocità. L’arte politica è far coesistere i diversi, non è mettere insieme i simili e fuori i dissimili, perciò lo stato-nazione deve cedere il posto all’Uomo Planetario. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Alla mia osservazione che la violenza è contraddizione a sinistra, quando persegue fini giusti con mezzi ingiusti, e coerenza a destra, quando conserva le disuguaglianze (violenza strutturale) con mezzi violenti, Revelli risponde che purtroppo la violenza a sinistra è stata sentita e teorizzata come fattore di mutamento, di accelerazione del tempo; è la razionalità, come caratteristica della sinistra, che dovrebbe portarla a superare la violenza. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Di fronte all’attuale grave crisi del politico, Revelli propone una resistenza culturale: ragionare insieme, in luoghi collettivi, coltivare la «passioni dolci» più degli interessi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Enrico Peyretti, 19 febbraio 2008&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;-------------------------------------------------- &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Nota 1 - &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;«La differenza [fra sinistra e destra] è fra chi prova un senso di sofferenza di fronte alle disuguaglianze e chi invece non lo prova e ritiene, in sostanza, che al contrario esse producano benessere e quindi debbano essere sostenute. In questa contrapposizione vedo il nucleo fondamentale di ciò che è sinistra e di ciò che è destra»&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; (Norberto Bobbio, in N. Bobbio, G. Bosetti, G. Vattimo, La sinistra nell’era del karaoke, I libri di Reset, Donzelli 1994, p. 51). Nello stesso libretto, a p. 47, Bobbio conclude un suo intervento così: «Sarei tentato di dire che la distinzione va al di là delle semplici idee politiche, è un elemento quasi antropologico». &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Fonte: &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;b&gt;Peacelink.it &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;&lt;a href="http://www.peacelink.it/storia/a/25459.html"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;http://www.peacelink.it/storia/a/25459.html&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-7992882288816684684?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/7992882288816684684/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2010/03/marco-revelli-sinistra-e-destra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/7992882288816684684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/7992882288816684684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2010/03/marco-revelli-sinistra-e-destra.html' title='Marco Revelli: &quot;sinistra e destra&quot;, l&apos;identità smarrita.'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_hpBC7gvqeDY/S4_ldJQn5tI/AAAAAAAAAO4/vP7pnUWYfok/s72-c/9788842088776.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-8795717506240030812</id><published>2010-03-04T17:19:00.002+01:00</published><updated>2010-03-04T17:25:13.788+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><title type='text'>La crisi europea e il problema dei diritti</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande', Verdana, Lucida, Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 11px; border-collapse: collapse; "&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; "&gt;&lt;span style="font-weight: bold; "&gt;Fabrizio Sciacca&lt;/span&gt;*&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; "&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; "&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;I risultati delle elezioni europee del 2009 hanno fatto emergere due cose: il minimo storico di affluenza alle urne ha evidenziato il massimo scetticismo nei confronti dell’attuale politica dell’Unione; la generale affermazione del centro-destra e dei partiti nazionalisti e regionalisti (a partire dal British National Party, dal Partij voor de Vrijheid in Olanda, dalla Lega Nord in Italia) ha reso chiara l’esigenza di considerare prioritarie le urgenze della difesa europea come una difesa degli europei. La disaffezione alla tanto celebrata cittadinanza europea e il generale crollo delle sinistre (a partire da Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Italia) attestano il fatto che i diritti degli europei si devono garantire più dei diritti in Europa, e con maggiore sicurezza anziché con maggiore libertà.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; "&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;Il problema dei diritti in Europa si traduce oggi più che mai nel problema della garanzia dei diritti degli europei. Come è stato sottolineato, «le istanze della giustizia globale incontrano particolare resistenza presso i membri delle società ricche [affluent societies], poiché esse sembrano a questi minacce alle loro forme di vita e i loro modi di vivere. Se la resistenza a tali istanze fosse motivata solo dal self-interest, ciò non porrebbe alcun puzzle morale o filosofico, nonostante il suo ovvio significato pratico, politico. Di fatto, comunque, tale resistenza è spesso tradotta in termini normativi e difesa in nome di idee morali familiari. Ad esempio, si sostiene che abbiamo responsabilità speciali nei confronti dei membri delle nostre famiglie, comunità, e società e che queste responsabilità sono sia più pesanti sia più estensive delle nostre responsabilità nei confronti di altre persone. Allo stesso modo, l’argomento continua, non è solo possibile ma obbligatorio per noi fare gli interessi dei nostri consociati – le persone con cui abbiano legami interpersonali significativi – e cioè la priorità sugli interessi dei non consociati […] Può essere concesso, certo, che la priorità richiesta non sia illimitata e che gli interessi dei non consociati non possono essere del tutto disattesi. Entro certi ampi limiti, comunque, abbiamo il dovere di dare priorità agli interessi dei nostri consociati quando decidono come allocare  tempo, energia e risorse»&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;. La crisi dei diritti in Europa riguarda soprattutto il conflitto tra il senso di appartenenza a un’identità e il senso di appartenenza a un’istituzione. Il conflitto è stato probabilmente generato, e irrobustito, da un atteggiamento dell’Unione insufficiente o miope rispetto all’obiettivo di creare una simmetria, o una equivalenza, tra il senso di appartenenza identitaria e il senso di appartenenza istituzionale. Ciò che si è verificato è la diffusione di una crisi dell’opinione pubblica europea, che sorge e si manifesta in forme comunitarie distinte, ma convergenti nell’esprimere un rifiuto deciso di un sistema che non funziona. È un comunitarismo che può essere silenzioso, astensionista, persino qualunquista, o che porta all’espressione di un consenso mirante a strategie di sicurezza dei consociati, ovvero dei cittadini europei, più che alla tutela dei diritti di tutti i residenti. È sicuramente l’esito di un processo storico prodotto da scelte troppo impegnative, o troppo al di sopra degli strumenti e delle risorse da allocare. Ed è forse l’inizio di una nuova epoca di crisi, che però vuole evitare la perdita del senso di avere una  cultura, dato che è solo attraverso la cultura che le realtà significative possono essere veramente sentite. La richiesta che affiora brutale, nettamente percepibile  pur senza esser detta, è il non voler perdere la mia cultura: un insieme di abilità e conoscenze scientifiche che caratterizzano la grammatica semantica degli individui legati alle loro tradizioni e alle loro forme di vita. Paradossalmente ma comprensibilmente, i diritti che si rivendicano oggi nella crisi istituzionale europea non sono diritti universali. Non sono i diritti umani, ma qualcosa come i diritti fondamentali degli europei. Gli elettori hanno capito che la politica dell’Unione ha fallito puntando sulla cittadinanza come il requisito della salvaguardia dell’identità europea. La cittadinanza formale non risolve il problema dei conflitti culturali.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; "&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;Che senso ha parlare di pluralismo in questo caso? Il pluralismo è possibile solo come coesistenza di valori reciprocamente praticabili in un determinato contesto. Il problema ineludibile è che società culturalmente affini tendono a coesistere, società culturalmente non affini tendono a evitarsi. Si spiega così ad esempio la sopravvivenza culturale di costumi irriducibilmente fondamentalisti da parte di membri di comunità islamiche nel Regno Unito. Cittadini britannici a tutti gli effetti, con un lavoro rispettabile (c’è un noto caso che riguardava alcuni medici, ad esempio), perfettamente integrati nella società, parlanti la lingua locale, nati nel luogo in cui vivono: eppure così saldamente legati a ideologie e valori non europei da coltivare valori anti-europei, per volere, in nome di quei valori, combattere (per distruggere) i capisaldi della cultura del territorio in cui sono nati, ma di cui essi non sono figli. Questo tipo di anti-cultura è l’opposto del senso della tolleranza liberale e del rispetto del pluralismo culturale, e crea di certo un senso di paralisi nella società britannica, la cui governance ha più volte preferito mettere a tacere il problema e non criticare le dottrine dei c.d. minority rights per paura di passare per ipocrita: con la conseguenza di alimentare da un lato una grievance culture, una cultura del risentimento, dall’altro un bisogno di sicurezza che spiega il dilagare dei consensi espressi a Nick Griffin. Senza dubbio, le società liberali stanno pagando l’effetto di aver accordato una sorta di acquiescenza, mascherata da tolleranza, nei confronti di ipotetici minority rights. Ciò ha prodotto una distorta dottrina capace di generare un’inversione morale in cui coloro che hanno generato e fomentato l’odio ingiusto sono stati sostanzialmente scusati solo in base al fatto di appartenere a un sedicente victim group, di contro a una maggioranza che invece è stata messa in guardia dal reagire perché ritenuta oppressione della parte aggressiva della società.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; "&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;Ciò è parte delle minacce che hanno determinato quell’insicurezza sociale che ha fatto vacillare le basi del senso della tradizione e dell’autenticità degli europei. In Olanda è lo stesso: un ventiseienne marocchino-olandese uccide Theo van Gogh come fosse un animale sacrificale. Lancia sul suo petto, piantandolo come un pugnale, un biglietto di minacce dirette a Ayaan Hirsi Ali, l’attrice somala protagonista del cortometraggio Submission del regista olandese. L’imam di Tilburg non stringe la mano a Rita Verdonk, il ministro per l’integrazione delle minoranze: per lui è una donna straniera, e questo è sufficiente per non avvicinarla. La reazione del voto europeo è la risposta anche contro questo tipo di intolleranza interna da parte di quei non pochi non europei che vivono in Europa e che non vogliono cambiare la fisionomia della società europea trasformandola, ma distruggendola.  Ed è anche la reazione contro l’incuria di quelle istituzioni pubbliche che hanno permesso che molti quartieri di città europee diventassero ghetti parabolici collegati con il Medio Oriente, con il Pakistan o con il Marocco. La crisi del presente attesta forse la crisi della  stessa possibilità della politica. L’approdo a forme di esasperato populismo in reazione al violento senso di insicurezza che minaccia gli europei attesta altresì che il sogno multiculturale è finito.  Ha generato un’illusione, e si è trasformato in un incubo. Il pluralismo culturale è l’unica possibilità che resta agli europei di aggrapparsi alla cultura liberale dei diritti, ma è probabilmente figlio di un’altra illusione: come prodotto dell’illuminismo, esso è parte della tradizione liberale occidentale, parte della morale giuridica europea. Esso condivide la venerabile idea kantiana che le idee conoscibili attraverso la ragione siano universali: da ciò abbiamo fatto discendere la nostra idea che i diritti, essendo prodotti della ragione umana, siano in fondo qualcosa di universale, e quindi di estensibile. E quindi da ciò abbiamo fatto discendere l’idea che i valori occidentali siano universalizzabili. Che questo assunto sia sommamente criticabile dovrebbe essere più che mai chiaro oggi, se si vuole accettare l’idea che la cultura dei diritti, come parte del patrimonio genetico europeo, non sia qualcosa che altri sono disposti a condividere, e che altri sono disposti a estrudere dalle città del vecchio continente. Le culture sono fisiologicamente auto-resistenti, e in concorrenza con altre cercano di conservarsi, di sopravvivere; per conservarsi e per sopravvivere cercano di  imporsi; solo se costrette sono disposte a cedere o a negoziare.  Biologi e genetisti sanno che nei primati superiori, esseri umani compresi, culturalmente prevale la trasmissione, non l’assimilazione; il problema è quindi che non sempre accade che il semplice fatto della promiscuità di più culture (ad esempio, culture locali e culture immigrate) in un certo territorio sia di per sé garanzia di mantenimento delle identità culturali. Il pluralismo che fonda la tolleranza, persino questa idea, è un’idea non universale; ci sono altre – molte altre – concezioni del mondo che non accettano nemmeno l’idea della semplice coesistenza, poiché non ritengono giusto condividere la struttura filosofica della simmetria su cui si fonda il concetto di tolleranza. Inevitabilmente contingente a questo concetto è un elemento strumentale alla possibilità stessa di questa pratica civile: la reciprocità come strumento negoziale del principio di tolleranza. In determinate circostanze, quindi, anche il principio di tolleranza non appare più applicabile con successo ed entra severamente in crisi, specie quando le istituzioni pubbliche non riescono a trovare una valida alternativa. Il problema non è l’intransigenza di uno strumento illuministico, poiché da un lato la democrazia liberale dice che occorre essere criticamente disponibili, dall’altro sostiene che l’unica cosa non negoziabile sia l’uso della violenza. Risulta chiaro che la crisi si diffonde quando la non negoziabilità di valori non violenti entra in conflitto con la non negoziabilità di valori fatti valere con la violenza. L’illuminismo liberaldemocratico entra completamente in crisi di fronte a ciò; e questo dilemma in decidibile provoca un collasso istituzionale. L’antieuropeismo di molti europei non è contro l’identità europea e nemmeno contro i diritti di molti individui, cittadini e residenti, che vivono in Europa.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; "&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; "&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande', Verdana, Lucida, Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: normal; "&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; "&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;* Questo lavoro riprende alcune idee che saranno pubblicate in uno scritto più ampio contenuto in  F. Sciacca (a cura di), La dimensione istituzionale europea, Firenze 2009.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;&lt;sup&gt;&lt;br /&gt;&lt;/sup&gt;&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt; S. SCHEFFLER, Boundaries and Allegiances: Problems of Justice and Responsibility in Liberal Thought, Oxford University Press, Oxford 2001, p. 82.&lt;/p&gt;&lt;p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; text-align: justify; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;Tratto da: SIFP - "Società Italiana di Filosofia Politica" -&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande', Verdana, Lucida, Helvetica, Arial, sans-serif; "&gt;&lt;a href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/la-crisi-europea-e-il-problema-dei-diritti"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/la-crisi-europea-e-il-problema-dei-diritti&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-8795717506240030812?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/8795717506240030812/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2010/03/la-crisi-europea-e-il-problema-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/8795717506240030812'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/8795717506240030812'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2010/03/la-crisi-europea-e-il-problema-dei.html' title='La crisi europea e il problema dei diritti'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-1086065568816830501</id><published>2010-01-04T20:14:00.003+01:00</published><updated>2010-01-04T20:25:35.500+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Lettere/Poesia'/><title type='text'>Antonio Gramsci: odio l'indifferenza ...</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#333333;"&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abulia"&gt;abulia&lt;/a&gt;, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color:#333333;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;  &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'é in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt; &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="apple-style-span"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="apple-converted-space"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-1086065568816830501?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/1086065568816830501/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2010/01/antonio-gramsci-odio-lindifferenza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/1086065568816830501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/1086065568816830501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2010/01/antonio-gramsci-odio-lindifferenza.html' title='Antonio Gramsci: odio l&apos;indifferenza ...'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-7302941571548971422</id><published>2009-12-31T15:12:00.002+01:00</published><updated>2009-12-31T15:17:23.884+01:00</updated><title type='text'>Buon Anno!!!</title><content type='html'>&lt;object width="445" height="364"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/d5YJ4NTM5zU&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;color1=0x5d1719&amp;amp;color2=0xcd311b&amp;amp;border=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/d5YJ4NTM5zU&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;fs=1&amp;amp;color1=0x5d1719&amp;amp;color2=0xcd311b&amp;amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="445" height="364"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="  color: rgb(41, 48, 59); font-weight: bold; line-height: 19px; font-family:georgia;font-size:medium;"&gt;I don't believe in ....... I just believe in me&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="  color: rgb(41, 48, 59); line-height: 19px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-size:medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:georgia;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Buona serata a tutti e felice anno nuovo&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-7302941571548971422?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/7302941571548971422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2009/12/buon-anno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/7302941571548971422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/7302941571548971422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2009/12/buon-anno.html' title='Buon Anno!!!'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-3552927829769402266</id><published>2009-12-31T00:38:00.004+01:00</published><updated>2009-12-31T00:49:08.433+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='chiesa'/><title type='text'>Kant: Il regime clericale</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;i&gt;Per Kant si ha un regime clericale quando non dominano la ragione e i princípi della morale, ma un culto feticista e la sottomissione al dogma. Un regime clericale è sempre dispotico, e con “l’abitudine all’ipocrisia soffoca la lealtà e la fedeltà dei sudditi”.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Il regime clericale è dunque la costituzione di una Chiesa, in quanto in essa domina un culto feticista, ciò che è da riscontrarsi tutte le volte che non princípi della moralità, ma comandamenti statutari, regole di fede ed osservanze costituiscono la base e l’essenza della Chiesa. Ora ci sono certamente parecchie forme di Chiese, nelle quali il feticismo è cosí vario e cosí meccanico, che sembra quasi debba escludere anche ogni moralità, quindi ogni religione, e debba sostituirsi anzi ad essa, in modo tale da finire molto vicino al paganesimo. Ma il piú o il meno non hanno niente a che fare qui, ove il valore o il non valore dipende dalla natura del principio, che obbliga sopra ogni altro.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Quando questo principio impone l’umile sottomissione a un dogma, come culto servile, ma non libero omaggio, che si deve rendere prima di tutto alla legge morale; per quanto poche possano essere le osservanze imposte, basta che esse siano dichiarate come assolutamente necessarie, perché si abbia comunque una credenza feticista; mediante la quale è governata la moltitudine, che, con la sua sottomissione all’obbedienza d’una Chiesa (non della religione) vien derubata della sua libertà morale. La costituzione di questa Chiesa (gerarchia) può essere monarchica, aristocratica o democratica: ciò riguarda solo la sua organizzazione; ma sotto tutte queste forme la sua costituzione è e rimane immutabilmente dispotica. Là, ove statuti relativi alla fede sono inclusi nel numero delle leggi costituzionali, ivi domina un clero, il quale crede di poter assolutamente fare a meno della ragione ed anche, in fin dei conti, della dottrina biblica, perché esso, come unico autorizzato custode ed interprete della volontà del legislatore invisibile, ha l’autorità esclusiva di regolare le prescrizioni della fede, e, perciò, munito di questo potere, ha la facoltà non di convincere; ma solo di ordinare.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Ora, siccome al di fuori di questo clero, tutti gli altri sono laici (non esclusi i capi della comunità politica), in definitiva la Chiesa domina lo stato, non propriamente mediante la forza, ma mediante l’influenza sugli animi, ed anche, del resto, mediante il vanto dell’utilità che lo stato, presumibilmente, deve poter trarre da un’obbedienza incondizionata, a cui una disciplina spirituale ha abituato lo stesso pensiero del popolo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Ma in questo stato di cose, inavvertitamente, l’abitudine all’ipocrisia soffoca la lealtà e la fedeltà dei sudditi, li prepara ad essere scaltri, per fingere di compiere anche i doveri civici; e, come tutte le volte che si parte da princípi sbagliati, si ottiene proprio il contrario di ciò che ci si era prefissi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Kant, La religione entro i limiti della sola ragione, cap. IV, parte II, par. 3&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-3552927829769402266?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/3552927829769402266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2009/12/kant-il-regime-clericale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/3552927829769402266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/3552927829769402266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2009/12/kant-il-regime-clericale.html' title='Kant: Il regime clericale'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-1377043793646340120</id><published>2009-12-27T12:51:00.004+01:00</published><updated>2009-12-27T13:21:05.398+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='etica'/><title type='text'>H. Jonas, Il principio responsabilità</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;1) Jonas, La responsabilità per il da_farsi&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;blockquote&gt;In questa lettura Jonas prende in considerazione non il rapporto fra ciò che abbiamo fatto e le nostre responsabilità, ma la responsabilità in rapporto a ciò che dobbiamo fare (e abbiamo il potere di farlo).&lt;/blockquote&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;b&gt;1) H. Jonas, Il principio responsabilità&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Esiste però ancora un concetto complementare diverso di responsabilità che non riguarda la resa dei conti ex-post-facto per quanto è stato compiuto ma la determinazione del da-farsi, rispetto al quale io mi sento responsabile in primo luogo non per il mio comportamento e le sue conseguenze, bensí per la causa che m’impone di agire. Ad esempio, la “responsabilità” per il benessere altrui non si limita a “selezionare” propositi di azione dati in vista della loro ammissibilità morale, ma obbliga ad azioni che non sono progettate per nessun altro scopo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[...]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il “per che cosa” si trova fuori, di me, anche se nell’ambito di influenza del mio potere, e ne dipende nel bene e nel male. Il “per che cosa” contrappone al mio potere il suo diritto di esistere a partire da ciò che è o può essere, e assoggetta il potere mediante la volontà morale. La causa diventa mia, poiché il potere è mio e ha una relazione causale proprio con lei. Ciò che è dipendente nel suo diritto autonomo acquista potere normativo, ciò che è potente nella sua causalità viene sottoposto a obbligazione. Il potere diventa oggettivamente responsabile per ciò che in quel modo gli viene affidato, e vi si impegna affettivamente mediante la presa di posizione del senso di responsabilità: nel sentimento ciò che è vincolante viene a legarsi alla volontà soggettiva. Ma la presa di posizione del sentimento non ha la sua origine prima nell’idea di responsabilità tout court ma nel riconoscimento della bontà peculiare della causa, nel modo in cui essa influenza il sentire e umilia il puro egoismo del potere. In primo luogo viene il “dover essere” (Seinsollen) dell’oggetto, in secondo luogo, il “dover fare” (Tunsollen) del soggetto chiamato ad averne cura. L’esigenza dell’oggetto da un lato, nell’assenza di garanzie della sua esistenza, e la coscienza morale del potere dall’altro, nella colpevolezza della sua causalità, si fondono nel senso affermativo di responsabilità del soggetto attivo, che già da sempre interferisce nell’essere delle cose. Se vi si aggiunge l’amore, la responsabilità viene elevata dalla dedizione della persona che impara a temere per la sorte di chi è degno di esistere e di essere amato.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Quando oggi parliamo della necessità di un’etica della responsabilità futura intendiamo proprio questo tipo di responsabilità e di senso della responsabilità, non la vuota “responsabilità” formale di ogni agente per la sua azione. Dovremo metterla a confronto con il principio motivazionale dei precedenti sistemi morali e delle loro teorie. Empiricamente ci avvicineremo nel modo migliore a questo concetto sostanziale, finalistico, della responsabilità, se ci chiederemo che cosa si può intendere con “agire irresponsabile” (visto che possiamo affermare senza contraddizione, sulla base dei due differenti concetti di responsabilità, che si è responsabili anche per le azioni piú irresponsabili). In questo caso andrà però escluso il senso formalistico di “irresponsabile” = privo della capacità di rispondere di qualcosa e perciò tale da non poter essere ritenuto responsabile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;i&gt;H. Jonas, Il principio responsabilità, Einaudi, Torino, 1990, pagg. 117-118&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;2) Jonas, Il fondamento della morale, la responsabilità dell’uomo per l’uomo&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;blockquote&gt;Dopo aver considerato la responsabilità in senso concreto e astratto, Jonas la riconduce ai tre concetti di totalità, continuità e futuro e all’archetipo di ogni responsabilità: quella dell’uomo per l’uomo, il quale si deve intendere come un valore unilaterale, che però non rifiuta la reciprocità.&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;H. Jonas, Il principio responsabilità&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’elemento comune può essere sintetizzato nei tre concetti di “totalità”, “continuità” e “futuro”, riferiti all’esistenza e alla felicità degli esseri umani. Assumono anzitutto come dato fondamentale il polo di riferimento “essere umano”. Esso presenta la precarietà, la vulnerabilità, la revocabilità – modalità particolarissima della transitorietà – proprie di ogni essere vivente, che ne fanno oggetto esclusivo di cura (Obhut); ma oltre a ciò la comunanza dell’humanum con la sfera della responsabilità, che ha su quello la pretesa piú originaria, anche se forse non l’unica. Ogni essere vivente è fine a se stesso e non ha bisogno di una giustificazione ulteriore: sotto questo aspetto l’uomo non è in nulla superiore agli altri esseri viventi, eccetto che per poter essere soltanto lui il responsabile anche per loro, ossia per la salvaguardia del loro essere fini a se stessi. Ma nella compartecipazione al destino umano i fini dei suoi simili, sia che egli li condivida oppure si limiti a riconoscerli negli altri, e il fine in sé della loro stessa esistenza, possono in maniera unica confluire nel suo proprio fine: l'archetipo di ogni responsabilità è quello dell’uomo per l’uomo. Questo primato della parentela soggetto-oggetto nel rapporto di responsabilità è insito inconfutabilmente nella natura della cosa. Esso significa tra l’altro che il rapporto, pur essendo unilaterale in se stesso e in ogni caso singolo, è tuttavia reversibile e include una potenziale reciprocità. Anzi, genericamente la reciprocità è sempre presente, in quanto io, responsabile di qualcuno, vivendo fra esseri umani sono sempre anche oggetto della responsabilità di qualcun altro. Questo deriva dalla non-autarchia dell’uomo: ciascuno ha sperimentato anzitutto su se stesso la responsabilità originaria delle cure parentali. In questo paradigma fondamentale diventa chiaro nel modo piú convincente l’intreccio della responsabilità con tutto ciò che è animato. Soltanto ciò che è vivente, nella sua costitutiva indigenza e vulnerabilità, può essere oggetto di responsabilità; questa è però soltanto la condizione necessaria e non sufficiente. Ciò che contrassegna l’uomo, e cioè che soltanto lui può avere una responsabilità, significa contemporaneamente che egli la deve avere anche per i suoi simili, essi stessi soggetti potenziali di responsabilità, e che, in un modo o nell’altro, già la possiede: la capacità di averla è la condizione sufficiente della sua attualizzazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;H. Jonas, Il principio responsabilità, Einaudi, Torino, 1990, pagg. 124-125&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;3) Jonas, L’etica della responsabilità&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Jonas contrappone il “principio di responsabilità” sia al “principio speranza”, sia al “principio paura”, anche se il filosofo specifica che aver paura oggi è necessario. Lo scopo finale è quello di tutelare “l’integrità dell’uomo”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;H. Jonas, Il principio di responsabilità&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al principio speranza contrapponiamo il principio responsabilità e non il principio paura. Ma la paura, ancorché caduta in un certo discredito morale e psicologico, fa parte della responsabilità altrettanto quanto la speranza, e noi dobbiamo in questa sede perorarne ancora la causa, poiché la paura è oggi piú necessaria che in qualsiasi altra epoca in cui, animati dalla fiducia nel buon andamento delle cose umane, si poteva considerarla con sufficienza una debolezza dei pusillanimi e dei nevrotici.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;a) Paura, speranza e responsabilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La speranza è una condizione di ogni agire, poiché questo presuppone di poter conseguire qualcosa facendo affidamento sulla possibilità di ottenerlo in quel caso determinato. Per chi sa il fatto suo (e anche per chi è favorito dalla fortuna), potrà trattarsi non solo di speranza, ma anche di sicurezza di sé. In considerazione di tutto ciò di cui l’agire si fa carico si potrà solo sperare che già il risultato immediato, e a maggior ragione i suoi effetti ulteriori nell’imprevedibile fluire delle cose, saranno davvero quelli auspicati. L’individuo consapevole dovrà ogni volta porsi nell’ottica di poter desiderare in seguito (col senno di poi) di non aver agito o di aver agito diversamente. La paura non si riferisce a questa incertezza, oppure vi fa riferimento solo in quanto circostanza concomitante. Non permettere che la paura distolga dall’agire, ma piuttosto sentirsi responsabili in anticipo per l’ignoto costituisce, davanti all’incertezza finale della speranza, proprio una condizione della responsabilità dell’agire: appunto quel che si definisce il “coraggio della responsabilità”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando parliamo della paura che per natura fa parte della responsabilità, non intendiamo la paura che dissuade dall’azione, ma quella che esorta a compierla; intendiamo la paura per l’oggetto della responsabilità. A proposito di quest’ultimo, abbiamo già dimostrato (nel cap. 4) che è sostanzialmente vulnerabile e che c’è quindi da temere per esso. In quel capitolo abbiamo analizzato diffusamente quel che nel caso determinato induce qualcuno ad appropriarsi di tale paura trasformandola nel dovere di agire. La responsabilità è la cura per un altro essere quando venga riconosciuta come dovere, diventando “apprensione” nel caso in cui venga minacciata la vulnerabilità di quell'essere. Ma la paura è già racchiusa potenzialmente nella questione originaria da cui ci si può immaginare scaturisca ogni responsabilità attiva: che cosa capiterà a quell’essere, se io non mi prendo cura di lui? Quanto piú oscura risulta la risposta, tanto piú nitidamente delineata è la responsabilità. Quanto piú lontano nel futuro, quanto piú distante dalle proprie gioie e dai propri dolori, quanto meno familiare è nel suo manifestarsi ciò che va temuto, tanto piú la chiarezza dell’immaginazione e la sensibilità emotiva debbono essere mobilitate a quello scopo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Diventa necessario il ‘fiuto’ di un’euristica della paura che non si limiti a scoprire e a raffigurare il nuovo oggetto, ma renda noto a se stesso il particolare interesse etico che ne risulta evocato (senza che lo fosse mai stato prima d’ora). Già la teoria etica ha bisogno dell’idea del male come di quella del bene, tanto piú poi se quest’ultimo ha perso evidenza al nostro sguardo e deve ritrovare il suo profilo mediante l’anticipazione di un nuovo male incombente. In una situazione quale ci sembra essere l’attuale, lo sforzo consapevole di alimentare una paura altruistica – in cui, insieme al male, si manifesti anche il bene che deve essere salvaguardato, insieme alla sventura, anche la salvezza che non va sovraccaricata di illusioni –, anzi quella stessa paura diventerà il primo dovere preliminare di un’etica della responsabilità storica. Ci si dovrà guardar bene dall’affidare il nostro destino a chi non ritiene abbastanza decorosa per la condizione umana questa fonte dell’etica della responsabilità, “la paura e la trepidazione” – che naturalmente non è mai l’unica fonte, ma talvolta del tutto ragionevolmente quella dominante. Dal canto nostro noi non temiamo il rimprovero di pusillanimità e di negatività quando dichiariamo in tal modo la paura un dovere, che può essere naturalmente tale soltanto con la speranza (della prevenzione): la paura fondata, non la titubanza, forse addirittura l’angoscia, ma mai lo sgomento e in nessun caso il timore o la paura per se stessi. Sarebbe invece effettivamente pusillanimità evitare la paura ove essa sia necessaria.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;b) Per tutelare “l’integrità dell’uomo”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si dovranno apprendere nuovamente il rispetto e l’orrore per tutelarci dagli sbandamenti del nostro potere (ad esempio dagli esperimenti sulla natura umana). Il paradosso della nostra situazione consiste nella necessità di recuperare dall’orrore il rispetto perduto, dalla previsione del negativo il positivo: il rispetto per ciò che l’uomo era ed è, dall’orrore dinanzi a ciò che egli potrebbe diventare, dinanzi a quella possibilità che ci si svela inesorabile non appena cerchiamo di prevedere il futuro. Soltanto il rispetto, rivelandoci “qualcosa di sacro”, cioè d’inviolabile in qualsiasi circostanza (il che risulta percepibile persino senza religione positiva), ci preserverà anche dal profanare il presente in vista del futuro, dal voler comprare quest’ultimo al prezzo del primo. La speranza, altrettanto poco quanto la paura, può indurci a rinviare a una fase ulteriore il fine autentico – la crescita dell’uomo in un’umanità non atrofizzata –, compromettendo nel frattempo tale fine con dei mezzi che non rispettano l’uomo della propria epoca. Un’eredità degradata coinvolgerebbe nel degrado anche gli eredi. La tutela dell’eredità nella pretesa “di integrità dell’uomo” e quindi, in senso negativo, anche la salvaguardia dal degrado, deve essere l’impegno di ogni momento: non concedersi nessuna pausa in quest’opera di tutela costituisce la migliore garanzia della stabilità, essendo, se non l’assicurazione, certo il presupposto anche dell’integrità futura dell’identità umana. La sua integrità non è altro che l’apertura verso quella sempre smisurata pretesa – che induce all’umiltà –, rivolta al suo portatore strutturalmente inadeguato. Conservare intatta quell’eredità attraverso i pericoli dei tempi, anzi, contro l’agire stesso dell’uomo, non è un fine utopico, ma il fine, non poi cosí modesto, della responsabilità per il futuro dell’uomo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 19px; -webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:arial;"&gt;&lt;b&gt;"Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza della vita umana sulla terra"&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;H. Jonas, Il principio di responsabilità, Einaudi, Torino, 1990, pagg. 284-287&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 19px; -webkit-border-horizontal-spacing: 2px; -webkit-border-vertical-spacing: 2px;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-1377043793646340120?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/1377043793646340120/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2009/12/h-jonas-il-principio-responsabilita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/1377043793646340120'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/1377043793646340120'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2009/12/h-jonas-il-principio-responsabilita.html' title='H. Jonas, Il principio responsabilità'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-2591083887299406175</id><published>2009-12-25T12:07:00.004+01:00</published><updated>2009-12-25T12:15:14.853+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Divulgazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Web Art'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='documentario'/><title type='text'>La video-mappa dell'universo conosciuto</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#3333FF;"&gt;Dalla Terra al Big Bang, e viceversa: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#3333FF;"&gt;The Known Universe&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#3333FF;"&gt;, video prodotto dall'American Museum of Natural History per la mostra &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#3333FF;"&gt;Visioni del cosmo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#3333FF;"&gt; al Rubin Museum of Art di New York (fino all'11 maggio), è una fedele rappresentazione di tutti gli oggetti galattici conosciuti dall'uomo, una ricostruzione basata sui dati del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#3333FF;"&gt;Digital Universe Atlas &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="color:#3333FF;"&gt;dell'Hayden Planetarium.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=10,0,0,0" width="640" height="390"&gt;&lt;param name="movie" value="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param value="autostart=false&amp;amp;keyT=&amp;amp;key=&amp;amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;amp;file=repubblicatv/file/2009/universo241209.flv&amp;amp;repeat=false&amp;amp;logo=1&amp;amp;strip=0&amp;amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;amp;dState=normal&amp;amp;scaleMethod=fit&amp;amp;rel=false&amp;amp;fsType=fl&amp;amp;" name="flashvars"&gt;&lt;embed src="http://tv.repubblica.it/static/swf/z_adv_player.swf" allowscriptaccess="always" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="640" height="390" flashvars="autostart=false&amp;amp;keyT=&amp;amp;key=&amp;amp;baseURL=http://tv.repubblica.it/static/images/player/&amp;amp;file=repubblicatv/file/2009/universo241209.flv&amp;amp;repeat=false&amp;amp;logo=1&amp;amp;strip=0&amp;amp;nielsenBrand=repubblicatv_&amp;amp;brand=brand_repubblicaradio&amp;amp;dState=normal&amp;amp;scaleMethod=fit&amp;amp;rel=false&amp;amp;fsType=fl"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-2591083887299406175?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/2591083887299406175/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2009/12/la-video-mappa-delluniverso-conosciuto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/2591083887299406175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/2591083887299406175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2009/12/la-video-mappa-delluniverso-conosciuto.html' title='La video-mappa dell&apos;universo conosciuto'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-1700574702468082656</id><published>2009-12-19T18:12:00.002+01:00</published><updated>2009-12-19T18:18:36.296+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Divulgazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='informazione'/><title type='text'>Per non rassegnarsi all'abisso fra politica e felicità</title><content type='html'>&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;div&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Helvetica, Arial; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Giancarlo Bosetti&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Helvetica, Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Helvetica, Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Times New Roman'; font-size: medium; font-style: normal; "&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;&lt;span&gt;Allora, nel 1968, quando Herbert Marcuse era l'anima, lo spirito, le idee della rivolta giovanile nel mondo, la filosofia si occupava di felicita', cercava con un ardimento oggi sconosciuto quella sintesi di eros e logos, di desiderio e ragione, di liberta', gioco, sensualita', tolleranza che da Platone in poi ha tenuto impegnati i professionisti dell'indagine sul mistero della condizione umana. Allora si cercava una "quadratura del cerchio", forse piu' vaga di quella dei parametri di Maastricht, forse meno rigorosa di quella che chiede oggi Dahrendorf (liberta', benessere, coesione sociale), ma straordinariamente ambiziosa, seducente, trascinante per milioni di ragazzi: combinare liberazione e istinti in una rivoluzione che, se proprio non si poteva fare, si poteva almeno immaginare.&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Immaginarla, almeno, la rivoluzione: come Halprin, la ragazza di "Zabriskie Point" (il prodotto piu' marcusiano del cinema contemporaneo) immagina l'esplosione finale della villa dello speculatore, la gioia festosa della distruzione dei simboli della societa' repressiva, una gioia che si ripete e si dilata infinita come un abbraccio d'amore. I titoli di Marcuse erano in bocca a tutti 'Ragione e rivoluzione', 'Eros e civilta', 'L'uomo a una dimensione', anche a quelli che ne avevano visto solo le copertine (come sempre, la maggioranza), erano un "passi" per arrivare al cuore delle ragazze e dei ragazzi. Nei campus di Berkeley come a Parigi, Milano, ma anche a Belgrado e a Budapest, davanti a una birra si cominciava a chiacchierare di "Es", di energia libidica, alienazione e si finiva per progettare manifesti, cortei, rivolte, fidanzamenti, magari tutto insieme: la quadratura del cerchio, contestatori e felici.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Oggi che la felicita' (e ancora piu' di lei la rivoluzione) e' cosi' lontana dalla conversazione politica pubblica, oggi che abbiamo imparato (in verita' l'aveva gia' spiegato a chiare lettere Kant) da buoni liberali a non farci gli affari degli altri, a lasciare che ciascuno si occupi della sua propria felicita', del suo progetto di vita, secondo i gusti piu' disparati, oggi le pagine di Marcuse sembrano venire da un'epoca lontana e strana quando l'utopia si mescolava alla vita di tutti i giorni. Che farsene oggi del pensiero di Marcuse? Rileggiamolo almeno per una ragione: per domandarci se l'eliminazione totale dal discorso sui pubblici affari del tema della vita buona e felice non sia un errore, per domandarci se l'abisso che si e' aperto tra la politica e la vita non debba essere scrutato con preoccupazione e se quella distanza (politica ridotta a mediazione di interessi di qua, vita piena di gioie e ansie escluse dal discorso pubblico di la') non possa essere ridotta con qualche strumento sofisticato e leggero, che non ci riproponga le vecchie ideologie, ma non ci lasci neppure a secco di umanita', appena usciamo da casa.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Ah l'Aufhebung hegeliana! Mitica parola che ci insegue da duecento anni, da quando Hegel la impiego' per descrivere il modo in cui lo spirito (che vuol dire la coscienza, il mondo, tutto) cammina. Vuol dire "superamento", un "superamento" che va al di la' della stazione precedente ma che, andando al di la', insieme supera e conserva: il risultato finale sara' nuovo e diverso ma portera' le tracce, le cicatrici, del percorso. Marcuse nella Aufhebung vede soprattutto il segno dell'eccedenza della condizione umana, la stessa filosofia e' un eccedere, un uscir fuori dalla condizione data, il pensiero, la ragione non si fermano mai, non si appagano, cercano la stazione successiva.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Il motore di questo procedere e' il desiderio, sono le pulsioni che spingono fuori dalla nicchia precedente a cercarne una nuova, piu' grande e piu' bella, il motore e' la vita che si fa critica del presente, rifiuto, negazione, avanzamento, il motore e' la critica, la fatica instancabile del negativo. Siamo sempre "di piu'" di quello che abbiamo fatto e facciamo. Tra la realta' che abbiamo conquistato e la possibilita' che ci balena davanti la tensione si riapre continuamente, ogni volta. Tra l'essere e il poter essere scocca una nuova scintilla. E lo spirito va. E con lui avanza il mondo.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Nella potenza del negativo sta per Marcuse l'essenza dell'hegelismo, vale a dire del pensiero che prepara il terreno al marxismo. Ma non e' quel genere di rivoluzione, quella socialista, che interessa Marcuse (che critica il dogmatismo comunista in Marxismo sovietico, nel 1958), neppure gli interessa il riformismo della Seconda Internazionale. Altro va cercando il nostro, la sua ispirazione rivoluzionaria, la sua potenza del negativo puntano in direzione del problema della felicita' nella societa' del Novecento.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;La psicanalisi freudiana fornisce la conoscenza delle energie e delle pulsioni che dominano l'io e mostra come il desiderio, la sensualita' e il gioco abbiano un potenziale di emancipazione per gli individui. Ma per Marcuse il progetto di gioiosa liberazione personale incontra ostacoli insidiosi e sottili: la societa' contemporanea e' solo apparentemente permissiva, in realta' reprime e schiaccia l'autodeterminazione, costringe a comportamenti uniformi, scatena forme illusorie di liberazione, che spesso si riducono alla scelta della marca dei gadget messi a disposizione nei supermercati.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Non solo, la stessa psicanalisi e' uno strumento a doppio taglio. Se impugnata dal lato del potere repressivo, fa diventare il "principio di realta'" un modo per imbrigliare le pulsioni e spegnere liberta' e felicita'. In quel caso la psicanalisi rinuncia alla propria potenza del negativo e si riduce a una terapia per adattare gli individui alle condizioni che trovano, quali che siano. E' un processo che Marcuse chiama di "desublimazione repressiva", di "blocco sociale della coscienza".&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Altro che felicita' creativa e giocosa sull'onda di una libido in festa! Tutti sotto il giogo di una condizione repressa e costretti dall'organizzazione sociale e dalla tecnica a piegare i desideri alle necessita' di un lavoro alienato. E solo una rivoluzione potrebbe in effetti mettere fine, secondo Marcuse, come secondo Marx, a questa alienazione. Ma c'e' un problema: come e' tipico di Marcuse e di una gran parte dei movimenti studenteschi la classe operaia e' vista come un partner desiderato per la rivoluzione ma anche molto temuto per la sua tendenza a farsi assimilare dal sistema capitalistico.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Piu' che un progetto politico di rivoluzione quello di Marcuse e' un tentativo filosofico di superare Freud e Marx utilizzando tutti i loro strumenti psicologici e sociali per decifrare la condizione umana nella nostra epoca. Se lo consideriamo portatore di un disegno politico, Marcuse appare come un assoluto pessimista, sempre alla ricerca di soggetti che sostengano l'utopia emancipatrice: gli studenti, gli intellettuali, gli emarginati, i poveri del mondo, ma sempre anche piuttosto convinto che questi soggetti non ce la faranno a rovesciare l'equilibrio della societa' repressiva sia perche' troppo deboli, sia perche', soprattutto, la macchina capitalistica e' congegnata in modo, agli occhi di Marcuse, da "integrare" sistematicamente i portatori di alternative, a cominciare da quella classe operaia alla quale il marxismo attribuiva una funzione salvifica.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;La societa' industriale avanzata, il modello americano, sembrano costruiti in modo da vanificare ogni ipotesi di rottura. Uniformita', omogeneita', integrazione, l'uomo a una dimensione non e' capace di opposizione. Una societa' che opprime attraverso il comfort, che mantiene il suo potere neocoloniale sul Sud del mondo, che offre con la pornografia una soluzione commerciale alle pulsioni sessuali, che costringe a una uniforme "neolingua" di tipo orwelliano (quello che oggi l'estrema sinistra chiama il "pensiero unico"), che tende a una forma di totalitarismo mascherato non avrebbe vie d'uscita se non fosse per qualche sprazzo di rivolta: gli studenti, il Vietnam.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Ma per lo piu' Marcuse vede crescere frustrazione e aggressivita' nelle societa' contemporanee, non rivoluzioni. L'uomo a una dimensione ha perso l'autonomia della sua personalita', non ha piu' umanesimo, non conosce valori ideali e romantici. E tuttavia non e' escluso (qualche volta Marcuse mostra di crederlo) che una esplosione gli faccia ritrovare la sua multidimensionalita'.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Ma non si leggera' oggi Marcuse per rimettere insieme i cocci di un progetto antagonistico per la sinistra. E' piu' probabile che le sue pagine tornino ad esercitare un fascino filosofico come una delle parti piu' brillanti di una tradizione critica che ha mescolato, e sviluppato, il marxismo in forme del tutto eterodosse con la critica heideggeriana della tecnica e con la critica freudiana della repressione degli istinti. E lo si leggera' anche per la qualita' della sua interpretazione di Hegel e della Fenomenologia dello spirito, un luogo di passaggio obbligato per tutto il pensiero del Novecento.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Marcuse intendeva soprattutto sottrarre Hegel dalle accuse che lo volevano precursore del fascismo e del nazismo. Voleva infatti preservare quella idea di "filosofia negativa", che ha nella dialettica il motore del progresso, da ogni contaminazione con i regimi totalitari e tendeva ad attribuire quel genere di guasti alle "filosofie positive" (positivistiche e scientiste) con gli eccessi della razionalizzazione e della tecnocrazia che ne vedeva scaturire. Uno dei passi piu' belli di "Ragione e rivoluzione" e' quello in cui Marcuse ci fornisce la sua interpretazione della dialettica tra signoria e servitu', dalla scoperta che "l'individuo puo' diventare cio' che e' solo attraverso un altro individuo", che la sua stessa esistenza consiste nel suo 'essere per un altro' fino alla lotta per la vita e per la morte e all'emergere del lavoro come costitutivo della stessa realta' e come luogo di origine della liberta'.&lt;/p&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;Una delle accuse a carico della societa' capitalistica contemporanea, da parte di Marcuse, e' proprio quella di avere annichilito questo potenziale di liberta'. L'incubo che i fondatori del comunismo avevano fatto fin dall'origine del loro "socialismo scientifico" (quello che i proletari invece di associarsi in un progetto comune tentassero individualmente la via della fuga e della promozione sociale) si era in gran parte compiuto dopo la meta' di questo secolo. Non bastava piu' allora proseguire un cammino emancipatorio ormai inquinato e deviato, bisognava fare appello ad altre forze.&lt;/p&gt;&lt;/span&gt;&lt;p align="JUSTIFY"&gt;&lt;span&gt;"L'uomo a una dimensione" propone di riunire ai lavoratori gli intellettuali in un Grande Rifiuto. Se la "negazione determinata" di hegeliana memoria non bastava piu' si doveva procedere alla "negazione indeterminata", cioe' alla negazione totale. E se le condizioni di un'esplosione comunque non si creano, mettiamoci almeno in condizione di immaginarla, come l'eroina di Antonioni. Per Marcuse e' un atto di liberta' che rompe la gabbia della societa' a una dimensione e ci rimette a contatto con l'energia vitale del desiderio, da dove tutto ricomincia.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Times, 'Times New Roman';"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Helvetica, Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Helvetica, Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Helvetica, Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif; font-size: 16px; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;di &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Helvetica, Arial; "&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small; "&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;Giancarlo Bosetti:&lt;/span&gt; &lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Georgia, serif; font-size: 16px; font-style: normal; font-weight: normal; "&gt;&lt;a href="http://www.caffeeuropa.it/editoriale/45marcuse-editoriale.html"&gt;http://www.caffeeuropa.it/editoriale/45marcuse-editoriale.html&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Helvetica, Arial;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large; "&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/33770309-1700574702468082656?l=robertoladisa.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://robertoladisa.blogspot.com/feeds/1700574702468082656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2009/12/per-non-rassegnarsi-allabisso-fra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/1700574702468082656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/33770309/posts/default/1700574702468082656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://robertoladisa.blogspot.com/2009/12/per-non-rassegnarsi-allabisso-fra.html' title='Per non rassegnarsi all&apos;abisso fra politica e felicità'/><author><name>Roberto Ladisa</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06343402895945371288</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='21' src='http://bp3.blogger.com/_hpBC7gvqeDY/R-bUVDsTe2I/AAAAAAAAAHY/swf6VPBf_tw/S220/Roberto+6.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-33770309.post-6198497477585116540</id><published>2009-06-13T10:48:00.002+02:00</published><updated>2009-06-13T10:58:54.831+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><title type='text'>Come stranieri a noi stessi: tra dimensione fenomenica e tensione all’ulteriorità. Note su ontologia e politica in Kant</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande'; border-collapse: collapse; font-size: 11px; "&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; font-weight: bold; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Lucia Nocentini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Parlare di fenomenicità dell’ente pensante significa riconoscere che il soggetto può in definitiva riflettersi solamente nella cosalità, vale a dire indirettamente; ed è di conseguenza, intrinsecamente scisso, estraniato. In tal senso si può dire che si è come “stranieri a se stessi”; e lo si è tanto più allorché ci troviamo di fronte altri soggetti, che proprio in quanto “interiorità”, ci sfuggono dunque interamente e ai quali a nostra volta sfuggiamo. Se non possiamo riflettere noi stessi e conoscerci se non intuitivamente, fenomenicamente, come potremo farlo infatti, allorché ci si trova di fronte ad altri “io”, ad altre interiorità che si trovano nondimeno fuori di noi? Il saggio riflette, in maniera problematica, l’esigenza di pensare l’istanza politica all’interno della svolta trascendentale. Se è indubbiamente vero che Kant concede al futuro uno statuto assiologico, come tempo dell’approssimarsi umano all’ideale normativo sorretto dal &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Sollen&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, l’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;a priori storico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; che ne deriva risulta non dotato di una valenza &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;costitutiva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; (e perciò stesso fondante), ma solo regolativa. L’aderire del tempo alla struttura umana finita e parziale, l’apertura all’incompiutezza mondo storico non bastano a risolvere nella Storia il problema metafisico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;L’approdo del cosmopolitismo kantiano rende un’inequivocabile testimonianza dell’istanza di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;perfettibilità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; insita nella genesi stessa dell’indagine critica che, quale &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;teleologia rationis humanae&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, ripropone continuamente il senso di una meta aperta e perennemente in fieri. Se in effetti viene tralasciato il riferimento alla modalità del possibile, si giunge con ciò stesso ad ignorare il senso più profondo della deduzione trascendentale, la quale si espleta appunto sul piano della possibilità &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;de iure&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, non certamente su quello della necessità fattuale. A ciò è del resto da connettere anche lo stesso carattere &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;regolativo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;del criticismo kantiano, che proprio in virtù di una sistematica distinzione tra piano ontico e piano ontologico, respinge rigorosamente ogni proiezione al livello della possibilità di ciò che appartiene invece al livello della realtà:”Le categorie non ci forniscono alcuna conoscenza delle cose per mezzo dell’intuizione, se non grazie alla loro &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;possibile &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;applicazione all’intuizione empirica: vale a dire che esse servono soltanto per la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;possibilità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di una conoscenza empirica. Quest’ultima appunto si chiama&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esperienza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Di conseguenza, le categorie &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;possono &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;essere usate per la conoscenza delle cose, solo in quanto queste ultime vengano assunte come oggetti di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;un’esperienza possibile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref1" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn1" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Ed è proprio in ragione di ciò che il progetto trascendentale di delineazione dell’arco di visibilità, il quale circoscrive ogni nostro effettivo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;vedere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; (intendendo appunto quest’ultimo nel più generale senso di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esperire)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, non giunge mai ad appiattirsi in una mera reificazione (e tanto meno in un’apologetica) del nostro orizzonte conoscitivo. Appunto la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;possibilità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; che Kant ha lasciato in eredità al pensiero è proprio quella di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;intendere &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;la filosofia come indagine trascendentale; ossia come radicale consapevolezza critica che ogni nostra esperienza ha luogo pur sempre nel cerchio di un orizzonte irriducibile di possibilità conoscitive, entro le quali soltanto può articolarsi quell’apertura originaria che costituisce il nostro peculiare essere nel mondo. Il senso del criticismo kantiano risiede proprio nel fondare criticamente, i presupposti che tengano aperta tale possibilità, in modo che si prospetti come aperta e perfettibile all’infinito. Ossia in modo tale da non appiattire mai la dimensione ontologica su quella ontica, il diritto nel fatto, tanto da determinare la chiusura di quell’apertura originaria, da cui la stessa istanza trascendentale prende le mosse, appunto quale indagine sulle pre–condizioni di ogni nostro possibile esperire. Se così non fosse, Kant avrebbe tralasciato proprio quel livello meta-esperienziale (che costituisce invece l’oggetto precipuo della sua ricognizione critica), fino a scambiare condizione per condizionato, giungendo così ad ipostatizzare come forma universale, ciò che è invece contenuto particolare; e in definitiva ad attribuire carattere apriorico a quanto è invece elemento empirico. Se in effetti Kant si fosse veramente fermato ad un tale livello di inadeguatezza, senza cioè tenere in considerazione i diversi piani di realtà e possibilità, molto probabilmente il suo pensiero non avrebbe mai potuto conoscere gli sviluppi in senso giuridico-politico cui è invece andato incontro. Il trascendentalismo ha senza dubbio a che fare con limiti, con modalità in cui si articolano, si strutturano e rendono con ciò stesso possibili i motivi del nostro fare esperienza in generale. Ma nel fondare in sede teoretica i limiti della ragione, l’indagine trascendentale non intende mostrarne in negativo i condizionamenti, quanto piuttosto esibirne in positivo le irriducibile condizioni di possibilità, così da indicarne come sistematicamente possibili, i futuri sviluppi teoretico-pratici percorribili, Solo se si ignora tale &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;soglia critica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che in ogni momento precede e pre-condiziona l’intera gamma di possibilità in cui si espleta il nostro esperire in generale, si fraintende il trascendentale, fino a reificarne il senso, trasferendo indebitamente il piano delle condizioni di possibilità in quello dei condizionamenti reali, ovverosia il reale con la possibile conoscenza di esso (entro i limiti e le condizioni di possibilità del nostro sentire ed intendere).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;In tal senso è infatti proprio la consapevolezza critica dell’ineludibile restrizione del sapere all’area fenomenica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref2" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn2" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[2]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che, generata dal filtraggio sugli oggetti di esperienza operato dalla struttura formale intuitivo-intellettiva, sotto l’apparente ridimensionamento di antiche ambizioni e pretese della mente, consente di edificare, attorno all’uomo e alla finitudine che lo contraddistingue, un salutare confine di salvaguardia, una sorta di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ontologia della sicurezza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; intessuta di evidenze e verità, il cui fondamento risiede nel fatto di poter essere continuamente riscontrate e accertate in virtù dei mezzi naturali dei quali l’uomo può avvalersi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Del resto l’idea portante della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; è che la filosofia solo nella misura in cui non si perda nel formalismo, è finalizzazione umana e saggia della scienza, atta a fungere da propedeutica affinché il genere umano possa uscire dallo stato di minorità ed attuare gradualmente le facoltà naturali, facendo uso del proprio intelletto in maniera autonoma&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref3" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn3" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[3]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. In altri termini la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; vuol essere la dimostrazione della necessità vitale del legame critico-metodologico (a parte&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ante&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) e teleologico (a parte &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;post&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) delle scienze con la filosofia, tale da connetterle in un contesto organico di complessità, per il quale la filosofia è chiamata ad assicurare preliminarmente le condizioni per una scienza valida e non vana; e dall’altro la scienza rende possibile alla filosofia la conversione in saggezza: ”La filosofia riferisce tutto alla saggezza, ma attraverso la via della scienza, l’unica che una volta aperta, non si chiude mai più e non permette di smarrirsi”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref4" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn4" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[4]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. S’intende allora la celebre contrapposizione tra un concetto formalistico, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;scolastico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e uno mondano, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;cosmico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di filosofia, per cui mentre nel primo caso: “Il concetto di filosofia resta solo un concetto scolastico, cioè il concetto di un sistema della conoscenza, la quale viene cercata soltanto come una scienza, senza avere come fine nient’altro che l’unità sistematica di tale sapere, e quindi la completezza logica della conoscenza”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref5" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn5" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[5]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;; nella seconda accezione invece: “la filosofia è la scienza del rapporto di ogni conoscenza con i fini essenziali della natura umana (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;teleologia rationis humanae&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;)”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref6" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn6" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[6]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Una tale prospettiva getta nuova luce sull’intera indagine trascendentale, che vale non semplicemente come mera teoresi, ma senza dubbio anche come riflessione sulla &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;insecuritas&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; esistenziale, quale modo d’essere proprio di un ente finito, che non ha o quanto meno possiede solo in termini di insufficienza e di precarietà ciò che può collocarlo e consolidarlo nella &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;securitas&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, vale a dire in una condizione di certezza e di stabilità durevoli. A partire dalla &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, l’intero disegno teoretico-pratico di Kant (così come si sviluppa successivamente anche nella &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pratica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e nella &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica del giudizio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) può appunto venire inteso anche come ricerca di quelle che potrebbero essere definite ‘tecniche’ di rassicuramento, tese a contenere e a rimuovere l’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;insecuritas&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; umana nelle sue diverse modalità e manifestazioni. Ed è a ciò che in fin dei conti allude il quesito che Kant articola nelle tre celebri domande in cui ritiene che converga complessivamente ogni interesse della ragione umana: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;“Che cosa posso sapere? Che cosa devo fare? Che cosa posso sperare?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref7" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn7" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[7]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;In una tale prospettiva che è appunto quella della ricerca di un’ontologia della sicurezza, è senza dubbio da intendersi lo stesso riconoscimento della necessaria limitazione all&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;’uso empirico &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;che attiene ai &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;princìpi a priori dell’intelletto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, i quali possono riferirsi solo a fenomeni, cioè a oggetti di un’esperienza possibile e mai alle cose in se stesse e in generale: ”L’intelletto non può fare di tutti i suoi princìpi a priori, e anzi di tutti i suoi concetti, alcun altro uso che quello empirico e mai un uso trascendentale[…]. L’uso trascendentale di un concetto in un qualsivoglia principio è che esso venga riferito a cose in generale e in se stesse, mentre quello empirico si ha quando esso venga riferito semplicemente ai fenomeni, cioè ad oggetti di un’esperienza possibile”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref8" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn8" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[8]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Oltre l’ambito fenomenico non si ha infatti che il non senso e il vuoto: ”Per ogni concetto si richiede in prima istanza la forma logica di un concetto (del pensiero) in generale, e in seconda istanza anche la possibilità di dargli un oggetto a cui esso si riferisca. Senza tale oggetto esso non ha alcun senso ed è completamente vuoto quanto al contenuto”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref9" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn9" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[9]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Da ciò anchela postulazione di una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;struttura formale, intuitivo-intellettiva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, cui spetta il compito di conferire ordine necessario e universale alle rappresentazioni della sensibilità e dell’intelletto, in forza di una struttura formale a priori già da sempre immanente nella natura umana: “Questo territorio è un’isola, che è stata rinchiusa dalla natura stessa entro confini immutabili. E’ il territorio della verità (un nome attraente questo), circondato da un oceano vasto e tempestoso, il vero e proprio sito della parvenza, lì dove i molti banchi di nebbia e i ghiacci che vanno disciogliendosi simulano nuovi territori, e illudendo senza posa con vuote illusioni il navigante errabondo che va in cerca di scoperte, lo coinvolgono in avventure dalle quali egli non potrà mai liberarsi, ma che non potrà mai neppure portare a compimento”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref10" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn10" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[10]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Se pertanto risulta che la stessa esistenza di un problema della conoscenza è &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in radice&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; rivelativo dell’originaria e irriducibile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;insecuritas&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; umana, più in profondità è dato di evincere che la conoscenza proprio in quanto potenziale unificazione di oggetti e di soggetti, è volta particolarmente ad eliminare un tale stato di scissione e di estraneazione. A ciò del resto è appunto da connettere il nuovo concetto di natura che viene fatto valere da Kant: egli rifiuta infatti tanto il “materialismo”, che, disconoscendo l’attività soggettiva come un trascendere-verso, non rende possibile alle varie rappresentazioni dei diversi soggetti di costituire un orizzonte universale del discorso; ma altrettanto decisamente vengono negate anche le concezioni spiritualistiche acritiche, le quali, tolta la plurale spazialità dei corpi e la precaria ma pur sempre effettiva possibilità del comunicare sensibile, pretenderebbero di vanificare in una sorta di delirio solipsistico, la realtà e universalità del soggetto umano, il suo esser-trasceso-e-non-separato rispetto al resto della natura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref11" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn11" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[11]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Diversamente sulla scia del giusnaturalismo classico e moderno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref12" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn12" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[12]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, per Kant il “soggetto” è naturale, mondano, in quanto nel suo esser-trasceso, ma non-separato da ciò che pure lo oltrepassa, dalla natura, ne costituisce idealmente l’oggettività; e ciò inoltre in modo tale da esserne ineludibilmente partecipe. Di un tale potere reversibile, ambivalente, che è sia di trascendimento che di partecipazione, la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;re-attività&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; è il principio. Esso compare già nella prima edizione della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, allorché il potere dell’immaginazione viene fondato nella sensibilità, per cui risulta che in fin dei conti, la “ricettività” (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Rezeptivität&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) non ha carattere meramente passivo, bensì che essa è re-attività&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref13" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn13" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[13]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. La “ricettività” della sensibilità (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Sinnlichkeit&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) umana non è infatti quella della pietra che, nella sua inerzia si lascia passivamente spostare etc… Ma è appunto tale da dare &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in primis&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;espressione ad un produttivo essere affetti, che è un attivo rispondere e re-agire, proprio dell’organismo vivente animato, agli stimoli e sollecitazioni del mondo esterno. Trattandosi dunque sostanzialmente di un attivo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;re-agire&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, questo, nella sua specificità umana, rinvia più propriamente, alla nozione stessa di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;soggetto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; La sensibilità e la ricettività che in tal modo lo connotano, sta dunque alla genesi del carattere irriducibilmente limitato della conoscenza, la sola che sia possibile all’uomo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;“Soggetto” è allora definibile come una tale attività limitata del conoscere; un attivo aprirsi cioè a quanto trascendendo tale attività medesima, la limita e la coinvolge, condizionandola, de-finendola cioè entro peculiari e irriducibili confini. Ma un tale potere attivo della soggettività, atto a costituire l’orizzonte universalmente umano dell’oggettività&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref14" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn14" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[14]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, è appunto quello del&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;rappresentare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Questo, pur nella varietà semantica della terminologia kantiana, può in ultima analisi intendersi come la capacità dell’uomo di astrarre e svincolare, dal flusso ininterrotto della temporalità, un qualcosa di fisso. L’operazione del rappresentare non ha cioè un significato &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;rappresentazionale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, ovvero suppletivo, quale è appunto quello che conviene ad un simulacro che simuli l’originale molto meno di quanto in effetti lo dissimuli.   Ma è piuttosto un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;re-presentare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, un restituire presenza al passato nell’immagine attuale. Un fermare dinnanzi (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Vorstellung&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) e fissare, oltre il complesso di condizioni che temporalmente fluisce, un qualcosa di stabile rispetto al quale si rende possibile identificarsi come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;soggetto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; In tal modo il soggetto, sembrerebbe sporgere, eccedere, sovrastare, operare una sintesi organica del molteplice in virtù di un complesso apparato intellettuale di poteri giudicanti, che di conseguenza gli consentono di comprendersi nella sua re-attiva soggettività:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;”La coscienza di se stessi è dunque ben lungi dall’essere una conoscenza di se stessi, nonostante tutte le categorie che costituiscono il pensiero di un oggetto in generale mediante la congiunzione del molteplice in un’appercezione. E così come, per poter conoscere un oggetto diverso da me, io ho bisogno, oltre che del pensiero di un oggetto in generale, anche di un’intuizione con cui poter determinare quel concetto universale; allo stesso modo, anche per la conoscenza di me stesso io ho bisogno, oltre che della coscienza […], anche dell’intuizione di un molteplice in me, con cui poter determinare questo pensiero. Ed io esisto come un’intelligenza che è cosciente soltanto della sua facoltà di congiungere, ma che è[…] sottomessa a quella condizione limitativa che chiama senso interno[…]. Quest’intelligenza, perciò, può conoscere se stessa soltanto come appare a se stessa in riferimento ad un’intuizione[..], non come si conoscerebbe se la sua intuizione fosse intellettuale”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref15" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn15" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[15]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Senonché continua a persistere un ulteriore e più profondo livello di scissione e perciò stesso di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;insecuritas&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che è quello inerente alla eterogeneità di principio del mondo della causalità meccanica dei fenomeni naturali e dei fini in sé della moralità. Da cui anche una sorta di divaricazione tra il problema delle condizioni di possibilità della scienza (al centro soprattutto della 1°edizione della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) e quello dei valori come questione che investe più propriamente il senso della vita nella sua realizzazione pratica, storica e politica.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ontologicamente irriducibili l’uno rispetto all’altro essi sembrano radicarsi in una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dissimmetria &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;di piani e punti di visibilità che concerne la ragione stessa: ma come è in effetti da intendersi ciò? Si tratta di uno iato irriducibilmente incolmabile? Ovvero di una sorta di smagliatura nell’impianto sistematico che ne rende instabili le stesse conclusioni?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Nel quadro complessivo della filosofia kantiana la ragione si prospetta come una facoltà che, atta a conferire senso all’essere, a darne altresì una spiegazione causale, non può a sua volta quasi paradossalmente, né essere pervasa d’un senso d’essere, né essere causalmente spiegata. Essa appare come un potere originario che, lungi dal venir identificata con quanto è mutevole, rappresenta invece un potere di dominio sul mutamento, eccedente rispetto ad esso, e che proprio in quanto tale,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;non può&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; essere &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;temporalizzata&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;: “Non è possibile affermare perciò, che il soggetto delle categorie, per il fatto che pensa tali categorie, acquisti un concetto di se stesso come oggetto delle categorie, poiché per pensare queste ultime, il soggetto deve porre a fondamento la sua pura autocoscienza, che è proprio ciò che si doveva spiegare. Del pari il soggetto, in cui la rappresentazione del tempo ha il suo fondamento originario, non può determinare tramite essa la sua propria esistenza nel tempo”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref16" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn16" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[16]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; In tal modo l’analisi di questo potere che è in fin dei conti quello della ragione come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;soggetto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; delle categorie,ripropone ad ogni livello la decisività della funzione del tempo, come forma della sensibilità, e perciò stesso come condizione formale della possibilità del mutamento, ossia della regolarità della coscienza empirica. Più in particolare quale schema e condizione dell’apprensione, la ragione costituisce il potere del soggetto di ordinare i dati materiali nelle forme del tempo, sia nella sostanza (essendo anch’essa, in quanto permanenza, pensabile di necessità attraverso il tempo), sia nella causa (che, quale regola interpretativa della successione, deve riferirsi al tempo). Ragione e tempo, per quanto in tal modo inseparabilmente intrecciati, risultano nondimeno asimmetrici: ”Essa, la ragione, è presente e identica in tutte le azioni dell’uomo, in tutte le circostanze temporali, ma non è essa stessa nel tempo e non viene a trovarsi, per così dire, in un nuovo stato in cui prima non c’era: essa è determinante, ma non determinata rispetto ad un tale stato”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref17" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn17" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[17]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Non può dunque darsi reciprocità in tale relazione : s’intende come dall’orizzonte del tempo la vista può estendersi solo nei limiti di un arco di visibilità temporalmente determinato, oltre il quale ogni individuazione sfuma nell’indistinto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Allora si può evincere che il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;soggetto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;è &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;affetto dal tempo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, nel senso che qualsivoglia &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;discorso &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;sulla sua esistenza, per il fatto stesso che determina e pone il soggetto nella posizione di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;oggetto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, non potrà mai costituirsi come discorso sul &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;soggetto che fonda&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;; ma a questi è consentito dirinvenire la propria misura solo nell’orizzonte temporale: appunto da una tale &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dissimmetria&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;interna alla ragione deriva la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;fenomenicità dell’ente pensante.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Questa mancanza di reciprocità fra &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;il soggetto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;come&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; soggetto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;e il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;soggetto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;come&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; oggetto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, discende dallo scarto fra il soggetto come fondamento originario del tempo e la determinabilità del soggetto stesso attraverso la rappresentazione del tempo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref18" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn18" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[18]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, così da escludere, più in generale, ogni determinazione dell’essere che non sia vincolata dalla sua dimensione intuitiva: “Per quanto riguarda l’intuizione interna, noi conosciamo il nostro proprio soggetto solo come fenomeno, e non come esso è in se stesso. § 25. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Al contrario&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, nella sintesi trascendentale del molteplice delle rappresentazioni in generale, e quindi nell’unità sintetica originaria dell’appercezione, io non sono cosciente di me stesso così come appaio a me o come sono in me, ma solo del fatto che sono. Questa rappresentazione è un&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;pensare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e non un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;intuire&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref19" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn19" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[19]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Dicendo “io penso” asserisco contestualmente che “io esisto pensando”: con ciò l’esistenza è data; ma affinché essa sia anche determinata occorre il tempo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Per Kant dunque l’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esistenza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; è posizione assoluta, un “fatto” prettamente empirico, di carattere &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;sintetico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, e in ogni caso mai deducibile; l’esistenza non si dimostra , si dà intuitivamente:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;”La percezione è la rappresentazione di una realtà, così come lo spazio è la rappresentazione di una semplice possibilità della coesistenza[…]. Ogni percezione esterna dimostra quindi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;immediatamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;qualcosa di reale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; nello spazio, o piuttosto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;è il&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;reale stesso&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, e in questa misura, dunque, il realismo empirico è fuori dubbio, vale a dire che alle nostre intuizioni esterne corrisponde qualcosa di reale nello spazio […]. Il reale dei fenomeni esterni è dunque reale soltanto nella percezione, e non può essere tale in nessun altro modo”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref20" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn20" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[20]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Diversamente l’idealismo empirico, presupponendo che gli &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;a priori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; della percezione siano cose in sé, è indotto a mettere in dubbio la realtà degli oggetti cui essi si riferiscono, che a loro avviso deve essere inferita dall’esistenza dell’Io come essere pensante; mentre: “Non c’è alcun bisogno di dedurre la realtà degli oggetti esterni, così come non c’è bisogno di dedurre la realtà dell’oggetto del mio senso interno (dei miei pensieri), poiché in entrambi i casi non si tratta d’altro che di rappresentazioni, la cui percezione immediata (coscienza) costituisce allo stesso tempo una prova sufficiente della loro realtà”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref21" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn21" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[21]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Tuttavia nella 1°edizione della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; sono ravvisabili larvate tracce di solipsismo, e ciò tanto dal punto di vista empirico, quanto da quello trascendentale; infatti la soggettività empirica è data solo al senso interno, anzi è per così dire, l’”internità” medesima: e appunto non potendosi avere degli altri soggetti rappresentazioni sensibili “interne”, non può darsi di esse alcuna realtà &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;criticamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; intesa.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Del resto anche sul piano trascendentale, a motivo del riconoscimento dell’idealità di tutte le apparenze, dal momento che la soggettività trascendentale, (l’appercezione pura) è pur sempre l’Io in me, l’unica forma dell’Io viene a coincidere con la struttura formale dell’unico effettivo soggetto (così da escludere perciò stesso ogni altro soggetto).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Al riguardo nella 2°edizione della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; vengono aggiunte decisive precisazioni circa il concetto di “Io penso” quale assoluta condizione formale di unificazione dei fenomeni dell’esperienza, escludendone ogni interpretazione psicologica: il “senso interno” non è l’”appercezione trascendentale”. Cosa che è invece asserita dai sistemi di psicologia, i quali sono soliti identificare senso interno e facoltà dell’appercezione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref22" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn22" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[22]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Se poi l’autocoscienza fosse &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;sic et simpliciter&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; in se stessa autoconoscenza, allora l’”Io penso” non avrebbe bisogno di determinarsi nell’intuizione sensibile, mentre: “Quest’intelligenza […] può conoscere se stessa soltanto come appare a se stessa in riferimento ad un’intuizione (che non può essere intellettuale, ossia data dall’intelletto stesso), non già come si conoscerebbe se fosse intellettuale”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref23" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn23" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[23]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. E’ pertanto fuor di dubbio che Kant nella 2°edizione della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, sottrae all’interiorità ogni privilegio conoscitivo, e giunge a concepirla come un ambito conoscitivo non meno empirico e fenomenico di quello dell’esperienza esterna; non solo, ma evidenziando, nelle pagine dedicate alla &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Confutazione dell’idealismo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, il primato dell’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esteriorità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;conditio sine qua non&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dell’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;interiorità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; sviluppa un’argomentazione anti-idealistica che contiene decisivi sviluppi in senso anti-solipsistico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;La celebre &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Confutazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; della 2° edizione della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; è volta ad asserire la certezza dell’esistenza di un mondo materiale &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;fuori di noi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, non l’esistenza di altri soggetti(ossia di altre interiorità empiriche fuori della mia). Proprio perché ora è l’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;interiorità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; che trova le condizioni della sua possibilità fondate sull’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esteriorità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e non viceversa, dal fatto della mia esperienza interna s’inferisce necessariamente l’esistenza del mondo materiale (che appunto si dischiude nell’esperienza esterna). Ma non è certamente dall’esistenza del mondo materiale che può inferirsi che si diano necessariamente altri centri di rappresentazione simili all’Io. Pertanto l’esistenza di altri enti pensanti, dei quali non si può avere se non un’intuizione appropriata alla soggettività, resta problematica; (in quanto comporta non più la risoluzione di un esterno in un interno, ma di un interno in un altro interno che verrebbe in tal modo trattato alla stregua degli altri enti esterni).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Sembrerebbe in tal modo messo in crisi l’intero impianto trascendentale: se infatti gli altri soggetti sono solo possibili, e della loro esistenza non posso avere alcuna certezza, allora tutto il sistema delle &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;apparenze&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, con le sue leggi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;formali &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;soggettive, si ridurrebbe ad essere fondato sulla soggettività dell’empirico esistere del singolo soggetto in quanto individuo pensante. Ossia, escludendosi ogni &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esperita &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;concretezza di altri soggetti, sembrerebbe con ciò stesso, venir meno la realtà stessa di tutti i possibili soggetti in generale, e con essa lo stesso l’idealismo trascendentale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Al contrario, approfondendo tale analisi, non è difficile ravvisare che un tale argomento finisce per favorire in definitiva, proprio il superamento del solipsismo, in quanto soltanto se intuiti (spazio-temporalmente) e con ciò stesso considerati come&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;altri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; da me, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;fuori di me&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, la realtà degli altri soggetti non risulta più fondata sulla semplice autoanalisi di un presunto soggetto, ma può divenire compartecipe di un discorso più ampio, che è prerogativa di un soggetto collettivo: di un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Noi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che concerne il piano della determinatezza storica e della prassi.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Se nella prima edizione della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; si perviene a comprendere che l’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esistenza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; è &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;fenomenicamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;empiricamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; fuori dal soggetto, nella 2° edizione si riconosce altresì che essa è&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; trascendentalmente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; fuori di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Noi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, e pertanto anche indipendente da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Noi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref24" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn24" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[24]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Anche in questo risiede indubbiamente uno snodo di interesse decisivo del pensiero kantiano, che si lega ad una concezione relazionale del conoscere e della soggettività al di là di ogni riduttivismo soggettivistico dell’oggetto, che è dato di riscontrare solamente nel riconoscimento del suo unitario strutturarsi soggettivo-oggettivo, nonché inter-soggettivo; da cui appunto discende la sua stessa funzione rivelativa dell’effettiva realtà concreta e umana, di un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Nos&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, indisgiungibile dall’originario ordine che si rapporta alla soggettività medesima, e di/in cui questa si articola e sostanzia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il problema del superamento del solipsismo, oltrepassando la tematica e l’ambito prettamente gnoseologico del rapporto soggetto-oggetto già nella &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Confutazione dell’idealismo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, per quanto in maniera ancora implicita, viene dunque a coinvolgere quello più generale del rapporto tra soggetto-soggetto; o anche del rapporto tra un soggetto e un oggetto che è però esso medesimo un soggetto, e si fa oggetto dell’altro appunto nel suo esser soggetto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Si tratta dell’effettivo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esserci&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di altri centri soggettivi che si danno indipendentemente dalla propria soggettiva centralità, e dai quali dipende nondimeno il nostro stesso &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;riconoscimento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ossia, in definitiva: affinché l’Io possa non solo “conoscersi”, ma “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;riconoscersi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;”, occorre che pervenga ad una coscienza &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;a priori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di sé come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ente mondano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;; che si collochi cioè in un ordine spazio-temporale che è dato anche dalla simultaneità del&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;commercium&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; con altri enti, rispetto ai quali soltanto è possibile distinguere un ordine soggettivo dell’”apprensione”. Ma proprio perché la coscienza &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;a priori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di sé come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ente mondano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; ne è condizione, l’”appercezione empirica” finisce con il rivelarsi un’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;appercezione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;cosmologica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;: ”Si deve distinguere l’appercezione pura (trascendentale), da quella empirica, la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;apperceptio percipientis&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; dalla &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;apperceptio percepti. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;La prima dice soltanto “Io sono”. La seconda dice “Io ero, io sono, io sarò”, cioè “io sono una cosa del tempo passato, presente e futuro” […]. Quest’ultima [appercezione]è &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;cosmologica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, la prima puramente psicologica. L’appercezione cosmologica, che considera la mia esistenza come grandezza nel tempo, mi pone in relazione con altre cose che esistono, esistevano, esisteranno (L I, 22-27)”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref25" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn25" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[25]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Nel frammento &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Sul senso interno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; degli anni ’90, a differenza di quanto veniva asserito nella &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Confutazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; (della 2°edizione della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;), -in cui si lasciava intendere che Kant derivasse la presenza di un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;quid&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; permanente esterno come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;conditio sine qua non &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dell’autocoscienza empirica, (e dunque la preliminarità di una esperienza esterna rispetto a quella interna -), si riconosce invece l’originarietà di una tale coscienza dell’aprirsi, che è primaria rispetto a qualsivoglia esperienza determinata, quale coscienza di un mondo di interrelazioni nel quale lo stesso soggetto è ricompreso&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref26" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn26" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[26]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Kant giunge in tal modo ad inaugurare una nozione di soggetto che non ha niente di metafisico, né di solipsistico: ciò che separa il soggetto da se stesso è anche ciò che lo fonda &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;intelligibilmente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, conferendo ad esso unità e regolarità, ma anche esistenza, espansione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Al contrario nell’ambito della ragione sostanziale “In quanto è noumeno, non accade nulla, poiché non vi è alcun mutamento che richieda una determinazione temporale”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref27" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn27" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[27]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Nondimeno, per quanto in sé esente da accadimenti temporali, questo spazio infinito e indeterminato occupato dalla densità di una sostanzialità identica a se stessa, si esplica come spontanea facoltà di cominciamento: “Di tale essere si potrebbe dire del tutto correttamente che esso incomincia spontaneamente i suoi effetti nel mondo sensibile, senza che l’azione cominci in lui stesso”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref28" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn28" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[28]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Se tale è la facoltà da cui prende inizio il nuovo, essa in tal senso garantisce la possibilità espansiva del mondo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Indescrivibile attraverso categorie, dal momento che non può essere intuito attraverso rapporti di tempo, nondimeno il tempo non potrebbe neanche costituire la propria fenomenologia seriale senza il livello profondo di una tale ragionevolezza unificatrice.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Resta tuttavia che tanto profonda e incolmabile è la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dissimmetria&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; tra atemporalità e temporalità, per cui la prima non può rappresentarsi nella seconda, né la seconda potrebbe darsi senza l’esistenza sostanziale dell’altra. Viene pertanto a frapporsi un livello insondabile di indeterminazione dell’esistenza sostanziale; e invero: “La mia propria esistenza non sarà solo qualcosa che appare (e tanto meno una mera parvenza)e tuttavia la determinazione della mia esistenza potrà verificarsi solo secondo la forma del senso interno, nella modalità particolare con cui il molteplice che io congiungo viene dato nell’intuizione interna. In questa maniera io non avrò una conoscenza di me così come sono, ma semplicemente così come appaio a me stesso. La &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;coscienza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di se stessi è dunque ben lungi dall’essere una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;conoscenza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di se stessi”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref29" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn29" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[29]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Benché dunque l’esistenza sostanziale come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;fondamento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; sfugga ai rapporti di conoscenza, adempie tuttavia alla decisiva funzione di potenza espansiva e unificatrice: senza di essa in definitiva, non sarebbe il mondo del tempo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Un tale sviluppo dinamico della ragione/fondamento in termini di determinazione temporale è data dal fatto che il fondamento per quanto non si faccia limitare da una forma, ciò nondimeno, non rinuncia a determinare la propria &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;differenza,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; che, come asserisce più precisamente Kant, consiste nella costituzione di una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;eterogeneità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, rispetto alla omogeneità seriale, temporale del rapporto condizione-condizionato. Si tratta, più esattamente : ”Di una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;condizione eterogenea&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che non è una parte della serie ma, in quanto semplicemente intelligibile, si trova al di fuori di essa. In questo modo viene soddisfatta la ragione e l’incondizionato viene preposto ai fenomeni”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref30" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn30" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[30]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. E da qui anche un conflitto in cui la ragione si trova ad essere intricata e che anela a risolvere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref31" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn31" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[31]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, salvo divenire un luogo morto, dilaniato dalla controversia e dalla guerra. Nella sua posizione statica, la ragion pura è affètta infatti da antinomie. Né tali antinomie sono questione di apparenza dialettica, ma appunto concernono l’insediamento profondo della ragione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref32" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn32" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[32]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, germinando proprio nel punto in cui la ragione non possiede un rapporto diretto con la fenomenicità delle condizioni, bensì dove ha per oggetto la propria incondizionata libertà.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il fondamento non sta dunque immobile, ma per uscire da un tale contrasto ed espandere la propria potenza, si apre in tal modo alla possibilità di “una sintesi dinamica”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref33" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn33" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[33]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Con ciò il dinamismo di una tale condizione eterogenea mette in movimento una relazione spostando la legalità del fondamento verso la legalità del mondo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;E’ dunque proprio la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;funzione regolativa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ragio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;n &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; che consente a Kant di prospettare una soluzione dell’antinomia, diluendo e smorzando &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ex post&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, la sua compattezza iniziale: “Il principio della ragione è propriamente solo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;una regola&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; che nella serie delle condizioni di fenomeni dati impone un regresso, cui non è mai dato di arrestarsi a un qualcosa di assolutamente incondizionato […]. E’ un principio del più grande progresso e della più grande estensione possibile dell’esperienza, secondo il quale nessun confine empirico deve valere come confine assoluto”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref34" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn34" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[34]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il fondamento dinamico contenuto nel principio regolativo della ragione si espleta come “tensione verso”, ravvisando nel divenire storico-temporale il luogo della propria determinazione possibile.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;La catena delle cause e degli effetti del sapere naturale così come il filo del divenire storico sono dunque i luoghi in cui trova espressione un tale ampliamento di sapere sul mondo. Il quale, espandendosi come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;funzione regolativa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, costituisce il fulcro di una possibile intelligibilità del divenire, unificando cioè in termini di ragionevole sviluppo e mutamento, il senso di quella che altrimenti non sarebbe se non una successione seriale e contraddittoria di diversi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref35" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn35" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[35]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;E ciò, parlando il linguaggio del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dover-essere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref36" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn36" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[36]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, proprio perché in quanto intelligenza originariamente espansiva, la ragione dà inizio a ciò-che-non-è-ancora&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref37" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn37" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[37]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, aprendo così il campo all’iniziativa umana, alla libertà, alla storia: ”La ragione non si arrende a un fondamento che sia dato solo empiricamente e non segue l’ordine delle cose così come esse si presentano nel fenomeno, ma si costruisce con piena spontaneità un proprio ordine secondo idee, alle quali essa adatta le condizioni empiriche, e in base a quelle idee dichiara come necessarie, persino le azioni che pure non sono accadute e forse non accadranno mai. Rispetto a tutte queste azioni, tuttavia, la ragione presuppone di poter esercitare una causalità, poiché altrimenti essa non potrebbe aspettarsi dalle sue idee effetti nell’esperienza”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref38" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn38" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[38]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Nulla dunque se non il vincolo di una ragione che si sposta dal campo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;costitutivo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;a quello &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;regolativo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, può garantire la libera e originaria tensione del soggetto verso il mondo del tempo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Kant viene in tal modo accentuando il finalismo implicito nel principio regolativo della ragione, la cui logica è appunto quella di un dinamismo che, teso ad un aperto e progressivo ampliamento dell’esperienza possibile,si prospetta come una sorta di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;punto di forza dell’armonia del mondo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref39" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn39" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[39]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Divenendo nel mondo, il fondamento è tolto dal proprio stesso movimento che, traducendosi nell’essere, non può lasciare nulla di fermo, di immobile, pena la ricaduta nella dissimmetria tra fondamento e fondato. Ma una volta posta in luce l’incondizionatezza (e l’infondatezza) del mondo, si deve forse ravvisarvi anche una dispersione di esso nel relativo e nell’incostante? Si è di fronte ad una sorta di disseminazione cosmica al di fuori di ogni possibile e sensata coordinazione? Ben diversamente una tale apertura sul mondo viene invece ad assumere il valore di una produzione continua del fondamento stesso nella varietà e ricchezza del presente, nella trama delle multiformi connessioni temporali in cui appunto si esprime l’eterno e incessante ordine dell’esistenza. E’ in essa che viene pertanto ad imprimersi l’intera intensità dell’essere, del fondamento, il quale senza permanere dietro l’esistenza, è invece proprio e unicamente questo superarsi e trasferirsi nella concretezza dei vari enti. In tal modo la moltitudine degli esistenti, ognuno condizione dell’altro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref40" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn40" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[40]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, lungi dal perdersi in una miriade di determinazioni parziali e relative, seppure prive di uno sfondo fisso e permanente che possa fungere da punto d’appoggio e da permanente centro di gravità, caratterizzano invero l’esistenza alla stregua di un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;caleidoscopio del mondo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref41" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn41" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[41]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;E’ infatti proprio quando viene meno ogni senso già dato, astrattamente riconducibile ad un’essenza, che si rende manifesto il senso del mondo in quanto tale, come rovesciato nel suo fuori, senza alcun rinvio ad un senso o significato che lo trascenda. E anzi la stessa comunità politica si prospetta sul confine e sulla linea di transito tra una duplice negatività, quella dell’impossibilità di un positivo e assoluto senso globale e la necessità che ogni evento, soggetto e scheggia di esistenza necessariamente finite e transeunti, libere da ogni senso presupposto o comunque sia imposto, siano in e per se stesse sensate&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref42" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn42" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[42]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Alla luce del carattere produttivo–funzionale della ragione, ossia della dinamicità del suo principio regolativo, il pensiero dell’incondizionato non significa più allora un limite e una barriera, ma ne rappresenta piuttosto il costante aspetto produttivo: ossia dà ragione dell’esistente indicandone, regolativamente, una sovradeterminazione più profonda, intelligibile, che, nell’unità di essere e nulla&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; quale è appunto il divenire temporale, produce il perenne ritmo della vita.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Che la questione della comunità confini con quella dell’assoluto, del nulla e finanche della morte è sempre stato intuito dalla grande tradizione filosofica: da questa prospettiva è Kant che in epoca moderna, forse più di ogni altro, mostra di cogliere la problematicità del discorso sulla comunità,la sua portata, i suoi limiti, così come il suo carattere anfibologico. Che l’imperativo categorico non imponga null’altro dalla propria doverosità formale, che non abbia cioè contenuti determinati, significa che il suo oggetto è inesauribile e,in quanto tale, irraggiungibile. Ma con ciò viene asserito in fin dei conti che gli uomini sono uniti da un “non” che li collega nella loro singolare e irriducibile differenza. La quale può essere trasvalutata solo sullo sfondo di una dimensione comunitaria, tale da connettere in virtù di un nesso originario(e altresì indubbiamente problematico), morale, religione e politica in un’unica prospettiva. In tal senso Kant coglie per la prima volta il carattere ambivalente della Co-m-&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;mun&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;-tas&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref43" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn43" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[43]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;: il suo essere un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;munus/donum&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; che non appartiene, né apparterrà mai ai singoli soggetti. Ma che invece li proietta in direzione di un dovere inesauribile: viene così a generarsi una sorta di iato insanabile, intrinseco alla stessa volontà, che da un lato aspirerebbe al raggiungimento della perfezione, mentre data la sua natura fenomenica, è costantemente ricondotta entro i limiti di un agire imperfetto e insoddisfacente. In tale prospettiva , in Kant, la dimensione comunitaria viene a dipendere da una irrealizzabile legge (quella cioè ‘del dovere per il dovere’); ma neppure questa è in fin dei conti da assolutizzare come sua origine prima; e ciò in quanto è preceduta da un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;cum&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; ancora più originario, cui da sempre apparteniamo in virtù della nostra esistenza(&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ek-sistenza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;)temporale, vale a dire nel nostro intrascendibile e costitutivo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;co-ek-sistere. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;A ciò del resto rinvia quel &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;munus&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; che costituisce l’interrogativo di fondo e che concerne il centro vuoto della comunità: si tratta del ‘dono’di sé cui il soggetto si sente trascinato come da un dovere ineludibile, perché fa tutt’uno con il suo stesso esistere; ossia con la sua maniera irriducibilmente costitutiva di essere-ciò-che-non-è e di non-essere-ciò-che-è; essendo, in quanto tale, costitutivamente teso verso un orizzonte che si dà sempre e solo come possibile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref44" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn44" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[44]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. E ciò appunto in ragione di quell’originaria apertura all’Essere che ci è connaturata e per la quale possiamo identificarci e riconoscerci solo in virtù di un’alterità che nondimeno ci separa continuamente da noi stessi (nella nostra &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;co-esistenza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; temporale).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;In altri termini, la dimensione comunitaria, per quanto possa essere basata sulla condivisione di valori fondamentali e di contenuti comuni, è profondamente solcata da una frattura che determina al suo interno una costante tensione problematica: in quanto strutturalmente costituita dall’imperativo categorico e dal riferimento ad un orizzonte di scopi realmente condivisi, si pone in una prospettiva storica di attuazione nella realtà esistente. Ma proprio per l’ineliminabile conflittualità e imperfezione che connotano quest’ultima, la legge morale non può ricevere se non una realizzazione ogni volta incompiuta, riproponendosi pertanto a livello &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;regolativo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, come un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dover-essere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che rinvia ad un obbligo il quale è in fin dei conti costituito da un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;debito&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, ossia da una mancanza esistenzialmente vincolante che, in quanto tale, non potrà mai essere estinto. Forma e contenuto del&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Regno dei fini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; risultano in tal modo scissi, solcati da un limite che li contrappone. In virtù di esso le particolarità empiriche che caratterizzano la pluralità dei soggetti diventano compatibili solo in forza di vincoli restrittivi e limitanti che li separano e li uniscono ad un tempo. Costretti ad esistere (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ek-sistere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;), come allontanandosi-da–se-stessi, sia in ragione della loro intrinseca finitezza e indigenza, sia in quanto soggetti ragionevoli – e perciò stesso costitutivamente morali-, restano tuttavia ai margini esterni di una tale possibile collettività, sospesi all’archetipo di una comunità irraggiungibile. Una sorta di diaframma separa da essa le singole soggettività sempre potenzialmente configgenti, che non possono attraversarlo, né colmarlo, salvo scomparire nell’ambito di un’Oggettività totalizzante e assoluta, in cui, quasi fosse un sole allo zenith, scomparirebbero in quanto tali.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Questo complesso periplo kantiano che induce il filosofo a non fermarsi all’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;autonomia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e a proiettare il soggetto morale in una dimensione noumenica, come ideale cittadino di una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Kosmopolis&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; perennemente &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in fieri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, -così da poter far parte di una Soggettività più potente, di un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Noi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, per ovviare agli insostenibili limiti della loro naturale finitezza -, si arresta di fronte al&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Regno dei fini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Questo racchiude il senso ultimo, noumenico della prospettiva comunitaria da esso implicata: evoca il destino stesso dell’Esserci, dell’apertura dell’esistenza che aspira ad una solidarietà teleologica universale e vincolante, da cui è tuttavia costretta a salvaguardarsi per non perdersi, per non &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;alterarsi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in un&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; entusiastico chiliasmo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; verso un regno che è umanamente inattingibile. “Il senso kantiano della finitezza riprende ognora il sopravvento, e Kant interpreta […] il chiliasmo nel giusto senso simbolico, quale richiamo a sentirci sempre in ogni momento preparati al regno di Dio, ‘cittadini eletti di uno stato divino’ (etico): “Perché, vedete, il regno di Dio è dentro di voi”, secondo che Kant cita da Luca (17, 21-22). E in tal modo è da intendere &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;la speranza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di Kant; non precorrimento del sogno marxistico, infranto nei nostri anni, di una palingenesi antropologica, ma fondata &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;speranza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, scaturente dall’esercizio della nostra facoltà giudicativa dei segni dei tempi, di un ordinamento giuridico cosmopolitico che assicuri nel mondo il bene di una pace non dispotica, bensì repubblicana […]. Ma non potrà accadere che la comunità dei giusti sia coronata di felicità già qui sulla terra […], ma soltanto nella vita ultraterrena […]. Soltanto allora, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;respublica noumenon&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; sarà anche &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ecclesia noumenon&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, e nel realizzato &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;regno dei fini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; non ci sarà più differenza tra interno ed esterno, fra virtù e legalità, e una medesima luce sarà ‘ugualmente sfolgorante in tutto il mondo’ (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Religion&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, B 204)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref45" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn45" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[45]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;S’intende che, diversamente da Spinoza, per Kant dunque il finito non racchiude in sé l’infinito, né i singoli enti sono da considerarsi perfetti nei limiti del suo esistere e operare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref46" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn46" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[46]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;; ma possono nondimeno riscattare la loro autonoma ragione d’essere aprendosi ad un solidale orizzonte di perfettibilità. E ciò nella misura in cui abbandonino la dimensione solipsistica e si dischiudano alla possibilità di una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;mediazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; universale, trovando in essa il criterio di legittimità del proprio agire. Questo non significa che da Kant non venga riconosciuto il valore intrinseco, ossia la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dignità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; dei singoli esseri, tutt’altro. Ma è piuttosto da intendersi nel senso che questa può aspirare ad un pieno riconoscimento delle sue istanze, solo nella misura in cui si costituisca una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;mediazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; sistematica e pertanto necessaria fra esseri ragionevoli. In tale orizzonte di interconnessione sistematica, la stima dell’uomo come fine in sé, si impone ad ogni altra accezione di carattere propriamente strumentale: la pariteticità prende il posto della subordinazione eteronoma. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Persona&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; tra &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;persone&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, se l’uomo non può del tutto esimersi dall’essere mezzo, tuttavia può esserlo solo e nella misura in cui sia anche fine. In tal senso una complessa stratificazione concettuale &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;media&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e fonda una dimensione compresa come universalmente strutturale: ”Il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Regno dei fini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; si pone quale imprescindibile orizzonte di attuazione della Legge e contemporaneamente come struttura guida dotata di concreti contenuti per la vita morale”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref47" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn47" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[47]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.Si tratta di un postulato, che ciò nondimeno gioca un ruolo decisivo, in quanto “come luogo sistematico e fondamentale nucleo interpretativo […] permette di cogliere l’indistricabile e originaria connessione di pensiero morale, religioso e politico che […]si ripropone in molteplici vesti concettuali, lungo tutto l’itinerario filosofico kantiano”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref48" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn48" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[48]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Kant porta così la filosofia politica tradizionale al limite estremo e la sospende alla necessità della sua ulteriorità perché per la prima volta coglie con assoluta chiarezza che il luogo topico della politica e della morale non è costituito dalla misura del reale e della sua effettualità, ma da quella del possibile. E’ qui che la politica, come era stata intesa da Aristotele in avanti, perviene al suo culmine e insieme al punto di crisi che la spinge oltre se stessa: su una strada che Kant non intraprende, ma che pure indica prospetticamte, come assente, ma che preme per farsi presente, ed è dunque &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in fieri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il che vale anche per quanto concerne l’intelligenza della comunità politica, la quale può essere colta solo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in negativo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, nella forma di ciò- che–non-è; ossia lungo una strada “perardua” che conduce infine alla sovrapposizione antinomia tra comunità e legge. In tal senso la dimensione comunitaria è intesa, (ma al contempo mostrata e custodita), da una legge che la prospetta interdicendola; ossia che la disvela, ma solo in quanto mai concretamente attingibile. Poter adempiere completamente alla legge significherebbe d’altra parte poterne eliminare la trascendenza, ma con ciò stesso renderla inutile, in quanto significherebbe che è già potenzialmente inscritta nella realtà esistente (a prescindere dalla libertà dell’umano volere). Mentre invece nel filosofo tedesco risulta ognora vigente il senso del limite, nonché della determinazione, per cui il soggetto è come protetto da quanto è indeterminato e informe, dall’insostenibile mostrarsi di un mondo senza limiti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref49" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn49" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[49]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Alla trama del mondo, alla &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;mediazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref50" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn50" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[50]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; delle reali esistenze in cui appunto prende forma e si attua concretamente la dialettica che unisce fondamento e fondato, ”soggetto e mondo”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref51" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn51" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[51]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, spetta pertanto il tentativo ogni volta riproponentesi, di rifondare incessantemente il senso dell’Essere, del principio, sul piano del divenire storico-fenomenico, e più propriamente in quello di una comunità cosmopolitica. Ad essa è pertanto affidato il compito di rappresentare in definitiva, il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dover-essere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;della/nella storicità. Ma “La significatività di un’area storica […]deve infine potersi ricondurre ad un principio ricomprensivo di senso […],vale a dire un progetto di “potere per il meglio”, quale possibilità nuova per il regno delle libertà.[…]. Tuttavia questo dischiuso potere, se da una parte opera una totalizzazione in vista di una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;respubblica fenomenon&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, dall’altro è pur sempre immerso nel limite fenomenico degli eventi ed è quindi pur sempre inadeguato ad una assoluta intelligibilità dell’ultimo senso. Ogni totalizzazione storica, possiede proprio per questo, la propria autenticità nell’essere anche aperta al proprio superamento, alla capacità di predisporre in se stessa una futura de-totalizzazione. In definitiva nel proporsi e nell’essere effettivamente non fine, ma appunto compimento e insieme anticipazione, figura simbolica, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;spazio di mediazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref52" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn52" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[52]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Aprendosi alla Storia, divenendo da costitutiva, regolativa, è la ragione stessa che rende possibile una tale mediazione, con tutte le conseguenze concrete che ne derivano. Il tema della speranza storica riceve più in particolare, un fondamento decisivo specie dopo gli anni ’90, con la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica del Giudizio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, in cui la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dissimmetria&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; della ragione - cui sopra si è accennato-, e “l’ottica intellettualistica” che ne discendeva, lasciano ora il posto, quasi simmetricamente, ad una ragione come “forma vivente” alla possibilità di senso che ogni ente in quanto “evento” (più che non fenomeno) annuncia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref53" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn53" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[53]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Né tuttavia “Si danno leggi del senso: non è riassumibile in un codice […]quel territorio che abbiamo visto emergere quale sfondo unitario dei due domini metafisici [della natura e dei costumi].Ma come dovremo chiamare il suo riconoscimento? Non è conoscenza in senso stretto, […] ma è pur sempre esperienza che testimonia e illumina. Di più: è esperienza concettuale […]che la ragione fa di stessa in quanto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;forma vivente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref54" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn54" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[54]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Dopo la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica del Giudizio &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;la svolta è decisiva e irreversibile: ora la ragione non si prospetta più come rigido tribunale che ripete quasi tautologicamente una legge priva di mondo; ma invece, come processualizzando se stessa, è chiamata ad espletarsi e ad incidere nel corso degli eventi secondo una più complessa e articolata normatività: alla rigida dicotomia (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;permesso/divieto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) delle astratte norme giuridiche, viene pertanto a sostituirsi il ritmo triadico di una giuridicità più aderente all’esistenza e alla molteplicità delle ragioni viventi. Da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dovere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; che indaga sulle proprie condizioni di legittimità, la ragione si fa istanza finalistica di rivendicazione vitale, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;diritto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di ragione della complessa varietà delle forme di vita. Ad un tale senso complessivo e multiforme, che è appunto quello “svelato da un’ermeneutica trascendentale della libertà&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref55" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn55" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[55]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, da una autentica comprensione trascendentale degli eventi anche quotidiani di un’esperienza etica, politica etc., da quella comprensione autentica di cui solo la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica del Giudizio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; ci annuncia il punto di vista, è il senso di cui quegli eventi […] sono testimoni[…],il senso di un progetto che si scopre già sempre là dove si produce. Il senso del progetto ‘ragione’ “&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref56" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn56" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[56]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Da un punto di vista più tecnicamente giuridico, un riflesso di una tale prospettiva è sicuramente ravvisabile nell’elaborazione delle &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Erlaubnisgesetze&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, delle &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Leges Permissivae;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; nella lunga nota contenuta negli Articoli Preliminari dello scritto sulla pace perpetua, è dato di riscontrare &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in nuce&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, una vera e propria teoria del permesso: ”Io ho voluto con ciò incidentalmente richiamare l’attenzione dei cultori del diritto naturale sul concetto di una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Lex permissiva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che si presenta spontaneo a una ragione sistematica, principalmente per il fatto che se ne fa uso frequente nelle leggi civili positive (statuarie), se pur con questa differenza: che la legge proibitiva sta per sé sola, mentre ciò che è permesso non è incluso in quella come sua condizione limitativa (come invece dovrebbe), ed è invece confinato tra le eccezioni”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref57" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn57" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[57]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;L’introduzione delle &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;leges permissivae&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; non contraddice la legge perentoria della ragione, che mantiene salda la tensione verso la meta, il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;telos&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; da realizzare in futuro. Ma tenendo conto delle circostanze particolari e delle situazioni storiche concrete, “sospende” per così dire, l’azione vietata, e fa sì che anche le zone d’ombra che sfuggivano ad una tale giuridizzazione – in quanto non rientravano negli schemi razionali puri-, possano esservi inclusi, così da esser sottratti alla casualità e arbitrarietà. Viene in tal modo a crearsi una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;tessitura temporale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; più elastica e aderente alla realtà delle cose, in cui peraltro diventa decisiva la scelta e la deliberazione razionale della saggezza politica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref58" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn58" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[58]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, cui appunto spetta di compiere le diverse scelte, tenendo conto dei tempi, dei luoghi e, più in generale, delle differenti e adeguate modalità pratiche. In virtù della ragion pratica, la ragion pura giunge così a colonizzare nuovi ambiti, i quali vengono pertanto fatti rientrare a loro volta, nella giurisdizione a priori della ragione. In altri termini, anche la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;lex permissiva &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;viene ad acquisire un suo posto legittimo e una sua posizione sistematica come legge della ragione. Di contro alle accuse empiriste di impotenza della teoria rispetto alla prassi e alla variegata concretezza del reale, Kant prospetta, dopo gli anni ’90, una ragione non più priva di mondo, ma che – vi si è già accennato -,si processualizza, si temporalizza, si mondanizza, così da poter incidere concretamente nella Storia , sulla base di una più ricca e adeguata normatività. Articolandosi e aprendosi dunque ad una terza legge, il dualismo di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;leges praeceptivae&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;leges prohibitivae &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;si stempera: la dicotomia della ragione lascia il posto ad una tricotomia comprensiva (della mediazione delle &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;leges permissivae&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;), che si snoda spazio-temporalmente nel continuum del piano storico-esistenziale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref59" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn59" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[59]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Questa nuova e più ricca normatività della ragione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref60" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn60" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[60]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, articolandosi sistematicamente, mostra il proprio intrinseco ritmo triadico, così da colmare al tempo stesso ogni dicotomia tra ideale e reale: ”La &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;lex permissiva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; istituisce nel presente la possibilità di tenere insieme passato e futuro; grazie all’introduzione di questa terza norma e al gioco a tre proprio di una ragione siffatta, diviene possibile, nel presente, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;mediare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; le consegne del passato e le istanze di rinnovamento, i progetti futuri. La trasformazione della ragione introduce un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;continuum&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; temporale che permette di pensare ad un futuro realizzabile e non puramente chimerico. Una distensione del tempo, nella quale è possibile dispiegare la creatività collettiva nella direzione di un progressivo riformismo e che permetta inoltre di non cadere nella scissione tra ideale e reale […]. Si tratta di una istanza riformistica che Kant fa propria già prima dello scritto del 1795, ma che ora, in virtù della divisione nomologica, diventa non solo la via della ragione, ma un percorso ragionevole e realizzabile”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref61" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn61" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[61]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Da cui anche la connessione sistematica di teoria e prassi, di ragion pura e pratica, che ha luogo nella misura in cui il soggetto esca fuori di sé, oltrepassi cioè il circolo autotetico della ragione nel suo senso meramente coscienziale e conoscitivo (compresa anche la conoscenza degli scopi ultimi), e diventi un soggetto precipuamente &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;politico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che nell’amore del mondo e della saggezza individui il proprio senso più profondo e completo. Occorre pertanto che il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;politico morale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; non diventi un&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;moralista&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dispotico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, tale cioè da prospettare una prassi politica cieca e di lacerante scissione rispetto alla realtà presente, che è pur sempre radicata in profondità, per quanto imperfetta e bisognosa di mutamento essa possa essere. Tra l’esistenza “condizionata” della comunità politica e “incondizionatezza” ideale della ragion pratica è dunque necessario frapporre un ragionevole spazio di mediazione che si attenga alla &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;lex continui&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; propria della realtà effettuale: “[E’] la ragione che si fa carico della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;mediazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, intervenendo essa stessa a realizzare la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;methexis&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; della realtà statuale all’imperativo categorico del diritto. Non oppone più i suoi connotati e divieti alla realtà materiale irrazionale, ma apre una nuova possibilità da giocare rispetto alla loro realizzazione. Superando la rigida dicotomia tra comandi e divieti, i quali con la loro necessità incondizionata e senza tempo, imprigionano la ragione giuridica nella scissione tra idea e realtà, Kant interviene per la prima volta con una terza posizione (quella delle &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Leges permissivae&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;), con cui viene concessa alla ragione una possibilità prima sconosciuta, quella di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;prendere tempo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref62" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn62" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[62]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Nel quadro di una simile prospettiva di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;adeguatezza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e di prassi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;latitudinaria &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;è del resto riconducibile la ben nota affermazione kantiana, secondo la quale non si può imparare la filosofia, ma si può soltanto imparare a filosofare. Il pensare come pensiero del tutto, e perciò stesso globale, dischiude, salvo inaridirsi in un chiuso e astratto sapere fine a se stesso, l’ineludibile destinazione pratica, storica e &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;cosmopolitica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; della filosofia. E’ infatti evidente che questa nozione di saggezza non può più essere soltanto qualcosa di privato, ma è volta ad acquisire progressivamente carattere pubblico, comunitario, globale.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Se la metodologia trascendentale segue infatti la logica universalistica di sviluppo della ragione stessa, non può che condurre ad un’organizzazione che oltrepassa fini meramente conoscitivi fino a investire gli scopi ultimi dell’uomo come cittadino del mondo, nonché il senso di questo suo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;abitare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, di questa sua &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;cittadinanza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; globale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref63" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn63" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[63]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Ma un tale spazio globale è anche quello postulato dalla irrinunciabile &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;pubblicità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; della ragione. Si tratta di uno spazio politico plurale che appunto consente alla ragione di prendere coscienza di se stessa, intessendo in un ordito unitario, le differenti e cangianti tonalità riconoscendole come sue proprie, identificandovici&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref64" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn64" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[64]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ma come può la ragione rimanere una ed essere al tempo stesso molteplice, al punto da poter essere se stessa riconoscendosi nell’altro da sé?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Per Kant si tratta invero di sottrarre la ragione al monolitismo del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Logos&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; per aprirla alla pluralità delle voci, ma con ciò stesso alla dialettica, alla molteplicità dei conflitti, delle scissioni, delle crisi pur sempre foriere di verifica e con ciò stesso di progresso&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref65" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn65" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[65]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Non è un caso che uno dei principali obiettivi polemici della filosofia critica viene individuato da Kant nel concetto di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schwärmerei&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref66" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn66" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[66]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Termine di difficile traduzione, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schwärmerei &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;indica la pretesa di un pensiero che si avvale di presunte intuizioni immediate, di illuminazioni, le quali disconoscendo la ragionevolezza del procedere critico, sfociano appunto nell’esaltazione mistica e nel fanatismo:&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;“Se […] viene contestato alla ragione il diritto che le spetta di parlare per prima, ecco che si spalanca la porta ad ogni genere di esaltazione mistica (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schwärmerei&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;), alla superstizione”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref67" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn67" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[67]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Di conseguenza viene respinta la funzione discorsivo-argomentativa che Kant riconosce peculiare dell’intelletto, per cui ognuno finisce arbitrariamente per seguire la propria ispirazione, senza che se ne possa mettere in dubbio la fondatezza e legittimità: “Che […] assumano un’aria di superiorità coloro che vogliono essere filosofi, non può essere loro in alcun modo perdonato, poiché così essi si innalzano al di sopra dei loro colleghi e ledono il loro inalienabile diritto alla libertà e all’uguaglianza nelle questioni della ragione pura. Il principio di voler filosofare in virtù dell’influsso di un sentimento superiore è tra tutti il più adatto per il tono di distinzione; chi vorrà mai, infatti contestare (un tale)sentimento?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref68" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn68" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[68]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ad una profonda disapprovazione Kant aggiunge toni di aspra condanna proprio per gli esiti politici di violenza, di scontro e di babelica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; confusione che conseguono ad un tale atteggiamento “che non solo si esalta (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schwärmt&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) per proprio conto, ma […] parla ai suoi adepti in opposizione al popolo”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref69" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn69" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[69]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Gli effetti pratici che risultano dalla &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schwärmerei&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; sono in definitiva, quelli di riportare le relazioni fra gli uomini a meri rapporti di forza: “Se infatti la ragione cessa di essere il criterio comune a tutti, si verifica che colui che apre un oracolo per la visione del sovrasensibile non può negare di aver mirato ad un soggiogamento meccanico delle menti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref70" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn70" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[70]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;La &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schwärmerei&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; esprime in definitiva un atteggiamento pseudo-filosofico radicalmente anti-illuministico, che nega i presupposti dell’indagine critica, mirando inoltre a degradare le menti fino quasi ad annullarle, come se appartenessero a veri e propri automi. Ad un tale atteggiamento fa addirittura seguito la morte stessa della filosofia, come Kant esprime in passi suggestivi: “Il modo di insegnamento logico è propriamente soltanto filosofico, mentre quello di personificare […] la legge teoretico-pratica e di fare della ragione che comanda moralmente una Isis velata […] è un modo di rappresentazione estetico dello stesso oggetto, in cui è […] sempre presente il pericolo di cadere in una visione misticamente esaltata (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schwärmerische&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;), che è appunto la morte di ogni filosofia”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref71" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn71" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[71]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Si rende pertanto necessaria una liberazione di senso che si sottragga ad uno sterile silenzio e imprima nuova energia teoretico-pratica &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in primis&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; a concetti e immagini già presenti nel &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;continuum&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; della tradizione filosofica, i quali nondimeno sono stati oggetto di numerosi disconoscimenti interpretativi: Kant concorda con Aristotele, contro Platone, nel ritenere non che i filosofi dovrebbero governare, bensì che i governanti dovrebbero essere disposti a prestare ascolto ai filosofi. Ma non ne condivide la tesi che il modo di vivere filosofico sia il più elevato e che quello politico esista in funzione del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;biòs theoretikòs&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Con l’abbandono di questa gerarchia e, insieme ad essa, di tutte le strutture gerarchiche, anche la vecchia tensione tra politica e filosofia si dissolve completamente. La politica non è più, per dirla con Eric Weil “una preoccupazione per i filosofi”; diventa, insieme alla storia, “un problema filosofico”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref72" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn72" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[72]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Occorre pertanto, disseppellire i tesori sepolti nella più genuina tradizione della filosofia politica, sottraendoli ad un contesto di verità che ha finito per diventare muto, inaccessibile, tendenzialmente &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;solipsistico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, così da riportarli a una nuova luce; aprendoli cioè al pluralismo delle voci, alla coralità di un sempre più esteso dialogo pubblico, in cui soltanto è dato di poter ravvisare i germi di una solidale e sempre più estesa unità. Il che rappresenta senza dubbio un irrinunciabile presupposto della libertà politica e della pace, e al tempo stesso un insopprimibile bisogno di universalità connesso alla ragionevolezza della natura umana.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;A monte c’è evidentemente la convinzione integralmente illuministica che gravi precipuamente sulla filosofia la responsabilità dei rischi connessi alla spoliticizzazione, alla censura, ai regressi dell’autoritarismo; così come la rinuncia a dar voce ad aspettative connesse all’affermarsi di una universale ragionevolezza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref73" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn73" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[73]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;E ciò proprio a motivo del troppo frequente abbandono da parte dei filosofi della caverna-mondo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; dove si trovano i &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;plures&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; con il loro insidioso e conflittuale disordine, contro cui essi finiscono nella maggior parte dei casi per coltivare l’ossessione dell’azzeramento della pluralità, nonché della pubblicità, trovando un rifugio illusorio nell’alienante &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schwärmerei&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ben diversamente la libertà politica è inscindibilmente legata al pluralismo e all’incremento dell’uso pubblico della ragione che ne deriva: “Alla libertà di pensare si oppone &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in pri&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;mo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;luogo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;costrizione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; civile. A dire il vero si dice che mentre la libertà di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;parlare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;scrivere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; ci può essere tolta da un potere superiore, questo non può privarci della libertà di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;pensare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Ma fino a che punto penseremmo, se non pensassimo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;per così dire &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in comunità con altri, ai quali non &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;partecipiamo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; i nostri pensieri ed essi a noi i loro? Si può ben dire dunque che quel potere esteriore, che strappa agli uomini la libertà di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;comunicare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; pubblicamente i loro pensieri, li priva anche della libertà di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;pensare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;: l’unico tesoro che ci resta malgrado tutti gli oneri della condizione civile e attraverso cui soltanto si può ancora procurar rimedio a tutti i mali”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref74" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn74" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[74]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;La &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;vis&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; polemica di Kant nei confronti della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schwärmerei&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref75" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn75" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[75]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; si connette intrinsecamente ad una istanza critica di giudizio che nella sua riflessività intende tener conto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;a priori &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;del modo di rappresentare di tutti gli altri; che assume cioè il punto di vista di una mentalità allargata onde evitare ogni facile illusione di ritenere oggettive condizioni particolari e soggettive, così da assolutizzarne acriticamente l’unilateralità. Del resto in un passo di natura autobiografica Kant così dichiara: “Io stesso sono per inclinazione un ricercatore. Provo l’illuminata sete di conoscenza e la smaniosa inquietudine di avanzare in essa o anche la soddisfazione per ogni acquisizione. Vi era un tempo in cui credevo che solo questo avrebbe potuto costituire l’onore dell’umanità e in cui disprezzavo la plebe, che non sa nulla: Rousseau mi ha riportato sulla retta via. L’accecante pregiudizio si dissolve, imparo a onorare gli uomini, e mi sentirei più inutile del comune lavoratore se non pensassi che (quello che faccio) può dar valore a tutti gli altri attraverso la realizzazione dei diritti dell’umanità”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref76" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn76" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[76]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;E se anche “il filosofare, il pensare della ragione trascenda i limiti di ciò che può esser conosciuto”, per Kant ciò può accadere solo in quanto “universale bisogno umano di quella sua facoltà che è la ragione. [Ma] questo bisogno certamente non oppone i pochi ai molti”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref77" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn77" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[77]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Kant perviene in tal senso a mostrare il pericolo della pretesa di opporre alla complessità e al rischio del pensiero discorsivo - che è ognora chiamato a riflettere in comunità con gli altri, e che è pertanto sempre esposto ad una pubblica verifica-, la via privilegiata di una presunta oltre umana intuizione intellettuale, così come quella di un impartecipabile e solipsistico sentimento dell’assoluto.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;E ciò soprattutto per gli effetti pratici regressivi di parzialità e di violenta e unilaterale imposizione che inesorabilmente ne discendono.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Da cui anche una concezione fortemente &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esteriorizzata&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; della politica che si radica profondamente nello spazio pubblico in cui si trova a dover prender parte e interagire; una politica dunque, il cui valore risiede nel suo stesso darsi, e manifestarsi, ossia nella possibilità stessa della sua mondanità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Trascendentalismo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; medianità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; pubblicità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; vengono dunque a filtrare orizzontalmente – distillandone altresì le possibilità al vaglio della critica -, una prospettiva politica, morale e di pace, altrimenti inattingibili e incommensurabili. Il carattere di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;pubblicità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; costitutivo della libertà politica, la &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;comunicabilità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e la socievolezza (&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Mittebarkeit&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) diventano in tal senso condizioni di una &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;verità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; politica che, sottratta alla tirannia del Logos, si scopre &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;mondana&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Vale a dire ha le proprie radici nell’esistenza, nel&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;mondo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, in un una sorta di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;intelletto comune&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;: infatti come pretendere che “Una conoscenza riguardante tutti gli uomini debba superare l’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;intelletto comune &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ed essere scoperta soltanto dai filosofi? […] In riferimento a ciò che tutti gli uomini, senza distinzione hanno a cuore, (la natura) non può essere incolpata di aver distribuito in modo parziale i suoi doni; e […] la più alta filosofia rispetto ai fini essenziali della natura umana non può conseguire un risultato migliore di quello a cui conduce la guida che la natura ha concesso all’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;intelletto più comune&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref78" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn78" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[78]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;In un mondo ridotto a se stesso, in un niente-altro-che-mondo capace di essere semplicemente ciò che è, ossia un mondo planetario, globale, senza punti cardinali che non siano a loro volta intercambiabili, in cui i soggetti sono costantemente esposti alla più dura e minacciosa assenza/mancanza di stabili e positive certezze, nondimeno quanto più profondamente li&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;accomuna&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; è proprio l’apertura di un senso ancora non completamente attuato, ma da riscoprire in comunione con i propri simili e da rifondare di continuo e liberamente.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Animal rationabile&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, l’uomo può pertanto farsi autore del progresso di sé e del mondo, nel quadro del processo di una ininterrotta e progressiva ragionevolezza che tuttavia nessun corso storico potrà mai definitivamente assicurare, né concludere. E ciò inoltre solo a condizione che i vari soggetti politici possiedano l’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;idea&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; del procedere, di un universale e solidale progettarsi; un’idea questa che è dunque, nell’intenzione di Kant, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;teoria&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref79" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn79" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[79]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;; che siano cioè in grado di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;pensare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; dove è giusto e ragionevole che il corso storico sia orientato ; così da &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;volere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; ed agire a loro volta, non in contro-tendenza, ma in conformità con un tale latitudinario svolgimento improntato a universalità e ragionevolezza. E’ così che la problematica del&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;pensare &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;si inserisce in un contesto importante e precipuamente politico, perché senza che l’uomo possa &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;pensare&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; la direzione della storia, senza che possa darsi un aperto e multiculturale progetto cosmopolitico definito liberamente (in quella che invero rischierebbe di prefigurarsi come una sorta di globale disseminazione cosmica priva di effettivi e sostanziali spazi di condivisione), la sua stessa attività ragionevole e di sensata trasformazione sarebbero condannate allo scacco, ad esiti di violente e conflittuali chiusure. Ma tale è il rischio e il prezzo della loro stessa libertà: “La ragione, dunque, è la condizione permanente di tutte le azioni volontarie, in cui l’uomo appare(&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Erscheint&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;) nel senso del fenomeno. Ognuna di queste azioni è determinata, prima ancora di accadere, nel carattere empirico dell’uomo. Rispetto al carattere intelligibile, di cui quello empirico è solo lo schema sensibile, non vale alcun prima o poi, e ogni azione, a prescindere dalla relazione temporale in cui essa si trova con altri fenomeni, è l’effetto immediato del carattere intelligibile della ragion pura, che quindi agisce liberamente, senza essere determinata dinamicamente nella catena delle cause naturali[…]. Questa libertà della ragione non la si può considerare solo negativamente, come indipendenza da condizioni empiriche[…], ma la si può designare anche positivamente come una facoltà di cominciare spontaneamente una serie di eventi, così che in essa nulla comincia, ma essa stessa, intesa come condizione incondizionata di ogni azione volontaria, non ammette sopra di sé alcuna condizione precedente nel tempo”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref80" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn80" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[80]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ma occorre scongiurare che un tale sentimento di libertà diventi un’”insana passione”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref81" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn81" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[81]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, quale inclinazione a scambiare per libertà, dimenticando le proprie irriducibili radici umane, un’assolutezza del volere che è solo e propriamente divina; in tal senso questa degenererebbe inesorabilmente in un delirio solipsistico volto al perseguimento di mete che in alcun modo potrebbero appartenere alla natura umana: ”Ciò può avvenire quando il sentimento di libertà fraintenda se stesso e la propria natura. In altri termini, quando l’originaria inclusione in esso della alterità in quanto alterità diventi il tentativo di fagocitare in sé quest’altro da sé, sopprimendone appunto l’alterità […]la passione della libertà, la libertà come passione è insomma un sentimento di libertà che si fa delirio di potenza, che diventa passione per la libertà(una libertà senza confini)[…]. Fare di una condizione un oggetto: la ragione prendendo a oggetto se stessa, si sente allora illimitata; dimentica di essere funzione di una vita nel mondo. Lo stesso avviene nel profondo della volontà”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref82" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn82" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[82]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;*&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;concetto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;è per natura il correlato del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;noumeno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;; pur possedendo una presa intuitiva su di esso, mantiene ciò nonostante la sua vocazione all’ulteriorità: il darsi stesso del concetto puro come spontaneità attesta la sua carica &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;obiettiva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, inerente ad un oggetto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;altro&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che oltrepassa il conosciuto e lo fonda. In tal senso le categorie racchiudono &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;in nuce&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; l’istanza di una speranza oltre il tempo e la storia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Da ciò anche un’incessante ricerca &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dell’unità dell’esperienza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;: ed è appunto da questa radicale esigenza unitaria, teoretico-pratica che, in definitiva la teoria dello schematismo trae alimento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Si tratta evidentemente di una decisiva smentita di ogni integralismo deterministico, che ora esige una più complessa e articolata integrazione non solo metodologica, ma anche contenutistica: quel che fin dall’inizio dell’indagine trascendentale veniva riconosciuto come un’esigenza della ragione, giunge sempre di più ad imporsi come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;conditio sine qua non&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e dunque al modo di una necessità costitutiva ai fini di un sapere che intenda cogliere il dispiegarsi della verità nel variegato mondo dell’esistenza, della sensibilità della Storia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Gli esiti della filosofia critica di Kant conducono dunque ad uscire da tali limiti meramente gnoseologici, come si evince dal tentativo, - compiuto specie nell’ultima fase del suo pensiero -, di un decisivo recupero del concetto di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;mediazione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e di&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schematismo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che vengono appunto fatti valere sul piano propriamente storico.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Né certamente la fiducia di Kant in un progresso della Storia o in una sua lettura teleologica può in alcun modo essere riportata ad un facile ottimismo di tipo illuministico: Kant opera senza dubbio una totalizzazione della Storia, ma questo solo per porre il problema generale di un senso ultimo: dunque, una totalizzazione sulla via del valore e della processualità possibile, sulla via di un aperto compiersi degli eventi. D’altra parte nell’ambito del processo storico pesa il carico delle contraddizioni, dei regressi e delle guerre. Ma proprio a motivo di ciò la stessa lettura dei fenomeni e degli eventi è in definitiva fatta da Kant per rintracciare i&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; segni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di una progressione; questi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;segni&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; non sono immediatamente determinanti: ma indicano piuttosto il formarsi di condizioni nuove e più comprensive e, mediante queste ultime, alludono al farsi più chiaro d’un senso dell’uomo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Così il percorso critico di Kant senza mirare ad una deduzione dei tempi, pone nondimeno il problema della Storia con una cautela metodologica in vista di una possibile definizione di un criterio di ricognizione e valutazione generale: riscontrare la significatività di un’area storica vuol dire allora poterla ricondurre ad una forza totalizzante, così da poter interpretare la molteplicità dei nodi storici alla luce di un senso globale e comprensivo. Tuttavia una tale capacità se da un lato dischiude l’orizzonte di una totalizzazione in vista della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Respublica noumenon&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, dall’altra è pur sempre immerso nel limite fenomenico degli eventi e in quanto tale è perciò stesso inadeguato ad una assoluta intelligibilità.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ma appunto per questo ogni totalizzazione storica può rinvenire quasi paradossalmente un’ autentica dimensione nel postulare un proprio inveramento e superamento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref83" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn83" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[83]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, così da predisporre in se stessa una sorta di de-totalizzazione, fino a giungere a prospettarsi come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;schema&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; o &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;medio&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; nei confronti dell’esistente. In tal senso la possibilità di raccogliere l’esperienza storica attorno a nuclei schematici è intrinsecamente connessa all’unità stessa dell’esperienza quale legame del dato e del senso: si tratta di un’ unità mai adeguata, ma pur visibile in se stessa e che anzi proprio in virtù di questo suo mostrarsi, può indicare le proprie sporgenze e i propri rinvii, così da spingersi oltre le proprie stesse premesse gnoseologiche.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Si deve con ciò riconoscere che appunto sul terreno della filosofia della Storia, Kant doveva riscontrare in modo più radicale le insufficienze della propria gnoseologia e dei presupposti dualistici di quest’ultima? E come intendere inoltre quel non adeguato, quell’incondizionato, cui rinvierebbe la limitatezza dell’esperienza? E ancora: come si manifesta la limitatezza dell’esperienza e, in questa, il rinvio a quanto è inadeguato e inadeguabile?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;In altri termini: quale potrà essere il valore degli schemi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref84" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn84" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[84]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; dei segni storici se questi non rivelano un’effettiva partecipazione a ciò di cui sono medio e segno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref85" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn85" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[85]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;In sé inconoscibile, la realtà noumenica può essere mediata solo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;analogicamente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;a title="" name="_ftnref86" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn86" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[86]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;,da simboli e schemi&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref87" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn87" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[87]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Senonchè nel passaggio dalla 1° alla 2° edizione della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; viene apposta una fondamentale modifica a questo riguardo, per cui l’immaginazione da fonte originaria e fondamentale, diviene una funzione subordinata; la sua sintesi delle intuizioni diviene “un effetto dell’intelletto sulla sensibilità”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref88" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn88" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[88]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;La ricerca di una coerenza e di una regola nell’oggetto sembra dunque venir ricondotta alla coerenza e alla regola della rappresentazione. Nell’edizione della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; del 1787 la garanzia della sintesi e della mediazione viene pertanto attribuita alla struttura superiore dell’intelletto, né cioè all’immaginazione (come invece era presente nella concezione dello schematismo dell’edizione del 1781), né ad un eventuale riconoscimento percettivo della realtà stessa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref89" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn89" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[89]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Così intesa la conoscenza percettiva, considerata in se stessa, finisce per risultare una mera giustapposizione di dati eterogenei, rispetto ai quali l’immaginario non si prospetta intrinsecamente connesso ad essa, ma invece come una sorta di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;superpositum&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; che non ha più garanzia nella realtà stessa; e che dunque, in quanto tale non è più pensiero in quanto pensiero dell’essere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref90" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn90" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[90]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ma proprio in questo risiede in fin dei conti la difficoltà dello schematismo logico che è poi quella medesima dello schematismo storico, vale a dire: o la mediazione nasce su una reciprocità di partecipazione o non nasce affatto, dal momento che non si danno termini che si incontrano. In altri termini: perché un senso possa essere attribuito ad una realtà è necessario che senso e realtà significata possano essere colti unitariamente; (il che non esclude che tale unità possa essere anche colta in negativo, allusivamente, cioè come possibile rinvio di senso dato nella presenza stessa). Solo a queste condizioni è ragionevolmente dato di esprimere un plausibile giudizio su una reale tendenza e direzione del movimento storico, il quale risulti fondato non su mediazioni puramente utopiche&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref91" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn91" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[91]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, ma su “effettive potenzialità […] di centri effettivamente carichi di senso”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref92" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn92" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[92]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Appunto nel contesto di tale articolazione problematica prende origine &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;la dottrina dello schema&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che, prodotto dall’immaginazione, non è tuttavia immagine, perché contiene in sé qualcosa del concetto puro: non immagine concreta dunque, ma possibilità immaginativa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref93" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn93" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[93]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; di ogni immagine&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref94" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn94" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[94]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Questi richiami senza pretendere in alcun modo di esaurire la tematica dello schematismo, intendono evidenziare come lo schema nelle sue diverse forme, venga inteso da Kant sotto un unico profilo metodologico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref95" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn95" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[95]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, quello che appunto mira ad intendere le dimensioni temporali dell’esistente&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a title="" name="_ftnref96" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftn96" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[96]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;In definitiva&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; una inestinguibile tensione all’ulteriorità permea l’intero sistema: l’esperienza della realtà sensibile sembra infatti ognora implicare il riferimento ad una identità e ad un senso mai totalmente presenti in ciò che è manifesto: cogliere in questa presenza-assenza un limite foriero di positività è la condizione per spingersi verso un’identità della cosa, verso una ricorrenza essenziale e normativa mai data del tutto come adeguabile, ma al tempo stesso mai del tutto inadeguabile; è ancora, la condizione per cogliere nella cosa stessa un segno intrinseco della sua collocazione e della sua direzione di senso.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;______________________________________________________&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:Verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="line-height: 16px;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;b&gt;Note&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="font-family:Verdana;font-size:180%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 18px; line-height: 16px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"   style="font-family:Verdana;font-size:180%;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 18px; line-height: 16px;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Lucida Grande'; font-size: 11px; font-weight: normal; line-height: normal; "&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn1" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref1" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Conferendo a tale tematica profondità di campo dal punto di vista della soggettività, così M. BARALE rileva in &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Kant e il metodo della filosofia&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, Pisa, 1990, pp.20-21: ”Se è vero che categorie e principi puri dell’intelletto sono modi di esporre i fenomeni, cioè di comprendere in un’esperienza i dati dei nostri sensi, è anche vero che dati siffatti non si danno se non a chi non cessa per questo di pensare.La lettura che si intende proporre, in alternativa alle versioni cripto-empiristiche del trascendentalismo kantiano, prende le mosse da questo principio, cerca di far valere la teoria dell’esperienza che la KrV propone nel suo complesso, di subordinare in ogni momento alla logica dell’insieme, quella della parte che si sta considerando, di mostrare quali implicazioni abbia una teoria dell’esperienza che la scopre maniera d’essere di chi non può essere se stesso se non in rapporto ad altro e tuttavia, in ogni rapporto ad altro, mai può cessare d’essere per intero se stesso. Per ciò e in questo senso: quella maniera di avvicinare i dati ch’è in ogni momento costruzione concettuale di oggetti capaci di sussumerli. Alla fine si vedrà, […]seguendo una interpretazione &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;iuxta propria principia,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;come tale teoria dell’esperienza non possa coerentemente contenersi nei limiti della kantiana teoria delle facoltà. Vera rivoluzione copernicana sarà forse quella che, senza ignorare tali limiti, riconoscendo anzi di quali limiti nostri con essi si tratta, sappia tuttavia oltre di essi condurci”.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn2" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref2" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[2]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Trattandosi di un tentativo di scavo pressoché totalmente interpretativo e interno ai testi kantiani,in queste “spigolature”critiche si è volutamente tralasciato i vari riferimenti alla letteratura secondaria, per non appesantire troppo l’apparato delle note.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn3" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref3" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[3]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Da questo punto di vista il miglior commento autentico della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; è forse da considerarsi l’articolo sull’Illuminismo edito rispetto ad essa tre anni dopo; l’indagine critica non può prescindere dall’autonomo esercizio dell’intelletto. Critica, educazione e autonomo esercizio dell’intelletto sono i percorsi che conducono alla sicurezza che è ontologicamente possibile acquisire nei limiti della natura umana; e solo su questo fondamento sono ritagliabili spazi e margini di una effettiva libertà. Il resto non è che illusione e sogno. Solo immaginaria e fittizia può infatti essere una sicurezza e una libertà i cui meccanismi sfuggono al controllo di chi pur ne beneficia. Più precisamente così scrive Kant :”E’ dunque difficile per ogni singolo uomo lavorare per uscire dalla minorità , che è divenuta per lui una seconda natura. Egli è perfino arrivato ad amarla e per il momento è realmente incapace di valersi del suo proprio intelletto, non avendolo mai messo alla prova. Regole e formule, questi strumenti meccanici di un uso razionale, o piuttosto di un abuso delle sue disposizioni naturali, sono i ceppi di una eterna minorità. Anche chi riuscisse a sciogliersi da essi, non farebbe che un salto malsicuro sia pur sopra gli angusti fossati, poiché egli non avrebbe l’abitudine a siffatti liberi movimenti. Quindi solo a pochi è venuto fatto con l’educazione del proprio spirito di sciogliersi dalla minorità e camminare poi con passo più sicuro” In ID, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo? &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;In KANT, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Scritti politici&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;e di filosofia del diritto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, tradotti da Gioele Solari e Giovanni Vidari. Edizione postuma a cura di Luigi Firpo e Vittorio Mathieu,UTET,1995, p.142.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn4" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref4" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[4]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;La &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; (KrV) viene citata riportando il riferimento alla prima (A) e seconda (B) edizione, seguendo la traduzione italiana (con testo a fronte)a cura di Costantino Esposito, Milano, Bompiani, 2004;in ID, KrV, A 850; B 878, p.1193.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn5" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref5" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[5]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, A 838; B 867, p.1177.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn6" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref6" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[6]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ibid.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, p.1177.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn7" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref7" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[7]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Più esattamente il filosofo si esprime così: “Ogni interesse della mia ragione (tanto quello speculativo quanto quello pratico) si unifica nelle tre domande che seguono:1. Che cosa posso sapere? 2.Che cosa devo fare? 3.Che cosa mi è lecito sperare?La prima domanda è semplicemente speculativa […] La seconda domanda è semplicemente pratica. In quanto tale essa può certo appartenere alla ragion pura, però in tal caso non sarebbe trascendentale, bensì morale.[…] La terza domanda – vale a dire: se faccio quello che devo, che cosa mi sarà lecito sperare? - è al tempo stesso pratica e teoretica, cosicché l’elemento pratico funge soltanto da filo conduttore che consente di rispondere alla domanda speculativa. Ogni speranza infatti mira alla felicità, e sta in rapporto al pratico e alla legge morale esattamente nello stesso modo in cui il sapere e la legge naturale stanno in rapporto alla conoscenza teoretica delle cose. La speranza arriva infine a concludere che qualcosa &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;è &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[…] poiché qualcosa deve accadere; il sapere invece arriva a concludere che qualcosa &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;è&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; (quello che opera come causa suprema) poiché qualcosa accade”. KANT, KrV, A 805, B 833; A 806, B 834; pp.1133;1135.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn8" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref8" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[8]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;KANT, KrV, A 238; B 298, p.455.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn9" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref9" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[9]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;KANT, KrV, A 239; B 298, p.455. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn10" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref10" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[10]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;KANT, KrV, A 236; B 295, p.451. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn11" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref11" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[11]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Tale problematica viene posta con particolare risalto anche nella filosofia spinoziana: com’è possibile la sicurezza per un essere come l’uomo, alla cui essenza è connaturata l’insicurezza? Riconoscendo che l’essenza dell’uomo è sforzo e desiderio, volontà e &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;apetitus&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, Spinoza mostra di aver perfettamente colto che l’uomo non potrà mai uscire del tutto dallo stato di insicurezza: se lo potesse fare, significherebbe che potrebbe uscire dalla propria modalità esistenziale finita, divenendo Dio, Sostanza infinita. Il che è assurdo supporre. Resta che l’uomo è il simbolo della insicurezza nascente dal desiderio che gli è irriducibilmente costitutivo e al quale non può costitutivamente sottrarsi perché ne va della conservazione del suo essere, del suo esistere in atto. Ma appunto il desiderio lo espone ai rischi del trascendere e del dover dipendere da ciò che è esterno, da una parte, e della conflittualità, dall’altra; e quest’ultima sia interna (il contrasto tra i desideri, gli impulsi etc..diversi di una stessa persona), sia esterna (la lotta tra i vari soggetti, animati da reciproca conflittualità, nonché da impulsi contrastanti che caratterizzano la lotta per un reciproco riconoscimento.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn12" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref12" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[12]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Emblematicamente Spinoza - ma in modo del tutto simile anche i maggiori pensatori del Seicento-, pone al centro della propria filosofia i problemi del “secure et sano corpore vivere”, del “suum esse conservare”, della “pax, vitaeque securitas”. Non solo, ma tutte le varie questioni incentrate attorno alla Sostanza, al superamento delle passioni, al diritto naturale, alla tematica teologico-politica etc… possono essere interpretate come tentativi di determinazione delle condizioni di possibilità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Securitas&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. A cui del resto corrispondono, pariteticamente, atrettanti momenti di una complessa strategia pratica di individuazione di efficaci e adeguate tecniche di rassicuramento. La stessa Politica spinoziana, il patto sociale, lo Stato, etc… rappresentano pertanto il naturale sviluppo di un pensiero che già fin dal giovanile &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Tractatus de intellectus emendatione&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, si fa carico dell’emendamento dell’intelletto, della finalizzazione e metodologia delle scienze in vista di un’organizzazione politico-sociale che garantisca il conseguimento del &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;fixum bonum&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, della sicurezza. Una tale genealogia pratico-esistenziale è ampiamente riscontrabile nel pensiero kantiano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn13" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref13" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[13]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; “La sintesi in generale[…]è il semplice effetto della facoltà di immaginazione, di quella funzione cieca, sebbene indispensabile all’anima, senza la quale non avremmo in assoluto alcuna conoscenza, ma della quale solo raramente siamo coscienti. Ricondurre però questa sintesi ai concetti, è una funzione che però spetta all’intelletto, ed è per mezzo di essa che l’intelletto ci procura, per la prima volta, la conoscenza nel senso proprio del termine”. KANT, KrV, A 78, p.203. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn14" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref14" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[14]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; “La logica trascendentale trova davanti a sé il molteplice della sensibilità a priori, quello che le viene offerto dall’estetica trascendentale, per dare una material ai concetti puri dell’intelletto, i quali senza di essa, sarebbero privi di ogni contenuto e quindi completamente vuoti. Ora, spazio e tempo contengono un molteplice dell’intuizione pura a priori, e tuttavia essi appartengono a quelle condizioni di recettività del nostro animo, sotto le quali soltanto quest’ultimo può ricevere rappresentazioni di oggetti, e che quindi dovranno sempre esercitare un’affezione anche sui concetti. Sennonché, la spontaneità del nostro pensiero esige che, dapprima, questo molteplice venga in certo modo attraversato, raccolto e connesso, perché se ne possa fare una conoscenza. Questa operazione io la chiamo sintesi. Per sintesi dunque, nel senso più generale del termine, io intendi quell’operazione che consiste nell’aggiungere l’una all’altra diverse rappresentazioni, e nel comprender la loro molteplicità in un’unica conoscenza”. I. KANT, KrV, A 77; B 103, p.203. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn15" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref15" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[15]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, B 158-59, p.277. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn16" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref16" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[16]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, B 422, p.615. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn17" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref17" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[17]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;KANT, KrV, A 556 B 584, p.815.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn18" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref18" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[18]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Sulla scia dell’interpretazione deleuziana di Kant, per cui il tempo è una sorta di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;limite interno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; del pensiero, ovvero una linea che attraversa il soggetto e lo scinde in un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Je&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; (l’Io attivo e spontaneo) e in un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Moi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;(quale esistenza reattiva e mutevole), D.CANTONE osserva che il filosofo tedesco fa del tempo una forma vuota e &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;a priori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Appunto questa temporalità attraversa la soggettività, dividendola tra una passività empirica e un’attività trascendentale. Nondimeno il limite di Kant è quello di concepire il trascendentale a partire dall’empirico, di modo che trascendentale ed empirico si armonizzano in modo surrettizio e preventivo, secondo un’immagine del pensiero che poi Kant scambia per la cosa stessa del pensiero: ”Ecco allora che il limite del pensiero è ciò che rimane sempre &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;impensato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; nel pensiero, ovvero il fatto che l’immagine del pensiero che mi creo a partire dalla mia condizione di passività rispetto ad esso, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;non è il pensiero stesso&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.In pratica, il piano della mia spontaneità viene prima della mia esistenza – connotata dalla passività- e non posso astrarre dalla mia condizione pre-individuale a partire dalla mia condizione presente. L’interiorità del tempo ci scava, ci scinde, ci sdoppia senza sosta, benché la nostra unità permanga.Un tale sdoppiamento va fino in fondo, perché il tempo non ha fine, ma è una vertigine, un’oscillazione che costituisce il tempo” (in ID, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Deleuze lettore di Kant: i corsi di Vincennes&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, in “Esercizi filosofici”, 1, 2006, p.108).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn19" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref19" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[19]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;KANT, KrV, B 157-158, p.275; cors.ns.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn20" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref20" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[20]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, A 375, p. 1281; corsivo ns.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn21" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref21" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[21]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, A 371, p.1275.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn22" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref22" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[22]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Cfr. KANT, KrV, B 153, p. 269: ”E’ questo il luogo in cui chiarire il paradosso che deve aver colpito tutti quanti, durante l’esposizione della forma del senso interno (§6); in che modo cioè, quest’ultimo presenti alla coscienza noi stessi, ma solo come appariamo a noi stessi, non come siamo in noi stessi, dal momento che noi ci intuiamo solo nel modo in cui veniamo affetti internamente: la qual cosa sembra essere contraddittoria, perché noi dovremmo comportarci passivamente nei confronti di noi stessi, ed è per questo che di solito nei sistemi di psicologia si preferisce far passare il senso interno come identico alla facoltà dell’appercezione (che noi abbiamo invece accuratamente distinto).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn23" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref23" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[23]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, B 159.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn24" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref24" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[24]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Allorché Kant, contro l’idealismo parla degli oggetti materiali come esistenti fuori di me, e ribadisce che &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;la percezione del permanente è possibile solo attraverso una cosa fuori di me, e non già mediante la semplice rappresentazione di una cosa fuori di me&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, sembrerebbe addirittura rovesciare la tesi della 1°edizione (a proposito della &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica del quarto paralogismo&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;della psicologia trascendentale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;), e intendere il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;fuori di me&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; proprio come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;trascendentalmente fuori&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; (l’oggetto trascendentale), come di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;oggetti indipendenti da me quanto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;alla loro esistenza&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, fuori cioè dalla mera soggettività rappresentatrice in generale; insomma &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;fuori di noi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, non soltanto fuori dei singoli individui. Con questo Kant, nella 2° edizione della KrV, per quanto sembri in effetti capovolgere il senso di certe asserzioni della 1°edizione, non nega la tematizzazione dell’idealismo trascendentale, bensì sembra invece volerne approfondire e chiarire il senso. Ora non è più questione dell’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;internità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; dell’esterno, bensì dell’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esternità &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dell’interno; e mentre la prima ha un senso sul piano dell’idealità, l’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esternità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; dell’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;interno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; non può avere senso che sul piano dellarealtà.E ciò proprio in quanto oggetti dell’esperienza &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esterna&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che si danno nello &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;spazio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn25" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref25" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[25]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Cfr. C. LA ROCCA, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Soggetto e mondo in Kant: la riflessione sul “Senso interno”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, in “Studi Kantiani”, IV, 1991, p.155. La citazione kantiana è desunta dal testo: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Vom inneren Sinne&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, trad. it. a cura di Claudio La Rocca e Luca Fonnesu : I. KANT, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Sul senso interno&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, in “Studi kantiani”, IV, !991, pp.128-33.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Lo scritto &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Vom inneren Sinne&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, identificato come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Loses Blatt Leningrad 1&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, e pubblicato in R. BRANDT-W. STARK (Hrsg.), &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Neue Autographen und Dokumente zu Kants Leben&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Schriften und Vorlesungen&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, Kant- Forschungen, Bd.I, Hamburg, Meiner, 1987, pp.1-30.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il frammento viene richiamato con: L , seguito dall’indicazione della pagina (I e II) e delle righe del manoscritto, riportate dai curatori, sia nel testo tedesco, sia in quello italiano.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn26" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref26" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[26]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Al riguardo LA ROCCA , &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;op. cit&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;., p.155, osserva che: “La definizione della appercezione empirica come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;appercezione cosmologica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; è un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;unicum&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; terminologico del frammento&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Vom inneren Sinne&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;; ma è solo la conseguenza vistosa del fatto che Kant qui mette in primo piano l’idea del carattere originario della coscienza del mondo e di sé come ente mondano[…]Sigillandola in più[…] nel &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Leningrad I&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, con l’uso, applicato a questa peculiare coscienza originaria, del termine&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;WELTWESEN&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn27" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref27" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[27]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, A 541;B 569, p.797.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn28" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref28" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[28]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ibid.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, di seguito.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn29" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref29" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[29]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, B 158, p.276-77; cors.ns&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn30" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref30" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[30]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, A 530;B 558, p.783.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn31" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref31" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[31]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, A 529;B 557, p.781.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn32" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref32" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[32]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; “Qui ci si mostra, infatti, un nuovo fenomeno della ragione umana e cioè un’Antitetica del tutto naturale, per la quale non c’è bisogno di nessuno che si metta a sottilizzare o a porre trappole artificiose, ma in cui la ragione cade da sola, e vi cade inevitabilmente. In questa maniera, essa evita di assopirsi in una convinzione immaginaria, prodotta da una parvenza semplicemente unilaterale; ma allo stesso tempo viene indotta nella tentazione di abbandonarsi ad una disperazione scettica o di assumere una ostinazione dogmatica e di irrigidirsi in certe affermazioni, senza ascoltare le ragioni della tesi contraria, né rendere loro giustizia. Entrambi gli atteggiamenti significano la morte di una sana filosofia, sebbene il primo potremmo forse chiamarlo anche l’eutanasia della ragion pura”. I. KANT, KrV, A 407;B 434, p.631.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn33" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref33" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[33]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, A 529; B 557, p.781.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn34" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref34" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[34]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; KANT, KrV, A 509; B 537, p.755-57.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn35" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref35" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[35]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Ossia estende e diluisce nella regolarità dell’esperienza, l’antinomia di principi contrapposti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn36" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref36" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[36]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Un atto originario per cui accada qualcosa che non era prima, non si può attendere dalla serie causale dei fenomeni; esso viene dunque a prospettarsi come un qualcosa di &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;inatteso&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; e, più propriamente un &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dover-essere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. Già nella &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Critica della ragion pura &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Kant accentua una tale dimensione etica, un dinamismo verso l’inatteso e una tensione di questo verso il dovere, alludendo al tempo stesso in termini problematici a quest’intreccio. Il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dovere-non-è&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, mentre l’intelletto può conoscere solo ciò che è, è stato, sarà. La modalità esistenziale del concetto senza tempo è il dovere. Proprio perché &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;non-è&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dovere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; si sottrae alle condizioni temporali dell’essere. Ma proprio perché &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;vuol-essere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; l’inizio di una nuova serie temporale, ossia più semplicemente vuole &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;essere, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esso non può non estendere la sua atemporale intensità pratico-intelligibile nel tempo: ”Ora, che questa ragione abbia una causalità, o per lo meno che noi ci rappresentiamo una tale causalità in essa, risulta chiaramente dagli imperativi che nell’intero ambito pratico assegniamo come regole alle nostre capacità esecutive. Il &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;dovere &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;esprime una specie di necessità e connessione con i fondamenti che non si presenta altrove in tutta la natura. L’intelletto può conoscere della natura soltanto ciò che è – o è stato o sarà – presente. E’ impossibile che qualcosa nella materia &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;debba essere&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;diversamente da come esso di fatto è in tutte queste relazioni di tempo, anzi il dover-essere non ha alcun significato se si prende in considerazione unicamente il corso della natura”. KANT, KrV, A 547; B 575, p.805, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;cors. ns&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn37" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref37" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[37]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; “Un’azione originaria tramite cui accada qualcosa che prima non c’era, non ce la si può aspettare dalla connessione causale dei fenomeni […].E non sarà piuttosto possibile che tale causalità empirica sia l’effetto dell’azione originaria, rispetto ai fenomeni, di una causa che pertanto non è un fenomeno ma, in base a questa sua facoltà, è intelligibile, sebbene essa per altro verso, come un termine della catena naturale, debba essere totalmente ascritta al mondo sensibile?”. I. KANT, KrV, A 544; B 572, p.801.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn38" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref38" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[38]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;KANT, KrV, A 548; B 576, p.807.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn39" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref39" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[39]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; L’espressione è di M.A. CATTANEO, in: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Metafisica del diritto e ragion pura. Studio sul platonismo giuridico di Kant&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, Milano, Giuffrè, 1984, p.115&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn40" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref40" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[40]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Costitutiva apertura al mondo, il soggetto è essere-nel-mondo, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Dasein&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, come dirà il primo Heidegger. Sempre seguendo le osservazioni di LA ROCCA (vedi &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;supra&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;), che pare attribuire maggior accentuazione al ruolo dello spazio (piuttosto che a quello del tempo) come tratto costitutivo della mondanità del soggetto, è dato di evincere che il soggetto kantiano è da intendersi irriducibilmente come &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ente mondano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, che conosce se stesso nel conoscere i dati; da cui anche il primato del “senso esterno”. Tale è l’apertura originaria e preliminare di un mondo non soggettivo, il quale viene a determinarsi fondamentalmente grazie all’articolazione (della nozione) di un’&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;autoaffezione spaziale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. La rilevanza decisiva dello spazio come coscienza a priori della mondanità del soggetto, - che perciò stesso diventa &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;spazio vissuto&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; – è in tal senso da riconnettere pur sempre al fatto che questi ora non viene più considerato nel suo isolamento e in un suo procedere astraente, ma nel suo inserimento in un complessivo processo di complicazione esistenziale, di costituzione mondana e globale del soggetto(&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Weltwesen&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn41" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref41" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[41]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Cfr.F. TODESCAN, Lex, Natura, Beatitudo, Padova, CEDAM, 1973, p.188.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn42" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref42" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[42]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Né si tratta di un vuoto che chieda di essere riempito di nuovi o antichi miti, ma che postula piuttosto di essere reinterpretato alla luce del suo stesso “non”. Infatti ogni volta che al vuoto di senso del paradigma individualistico si è tentato di opporre l’eccesso di senso di una prospettiva politica e di una comunità riempita della propria essenza collettiva, le conseguenze sono state distruttive: prima nei confronti dei nemici esterni (nonché di quelli interni) contro cui tale comunità si è istituita ed infine anche di se stessa. Ciò ha infatti portato sia ai vari totalitarismi, così come alle varie forme violente ed esclusivistiche di patria, di confessionarismo religioso e alle varie forme di integralismo che hanno raccolto al loro seguito schiere di fedeli fanatici, di gruppi etnici animati da accanimento settario etc. attorno ad un modello koinocentrico.Il motivo tragico di questa sorta di malìa dell’anamnesi (che si è manifestata in una tragica coazione storica a ripetere), tra gli altri motivi è sicuramente da individuare anche nel fatto che si è tentato di colmare “ideologicamente” la comunità, riempiendola di una presunta sostanza comune, che, ora è andata incontro ad una devastante frantumazione interna (non riuscendo ad accomunare quanto invece presumeva), ora si è invece riversata violentemente all’esterno.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn43" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref43" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[43]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Queste osservazioni sono contenute nel saggio di R. ESPOSITO, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Communitas.Origine e destino della comunità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, Torino, Einaudi, 1998, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;passim. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;A Kant viene più in particolare dedicato il capitolo: &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;La Legge &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;(&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Ibid.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, pp.60-89), in cui il pensiero kantiano della comunità viene concepito in una prospettiva di irrealizzabilità, sia a motivo della nostra finitezza di soggetti eternamente inadempienti, sia in ragione della “dialettica costitutivamente aporetica tra libertà e male” (p.69).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn44" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref44" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[44]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; In tal senso la politica è appunto volta, kantianamente, a contenere entro limiti accettabili,un tale lacerante asintoto, ossia questa potenza di annientamento,attraverso l’attribuzione di un fondamento giuridico al potere, considerato alla stregua di un violento gioco di forze che può tuttavia essere legittimato solo &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;ex post&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;:”E siccome al disopra di questa diversità dei singoli voleri deve prodursi anche una causa unificatrice dei medesimi perché si costituisca un volere comune che nessuno dei singoli può produrre, così nell’attuazione pratica di tale idea non si può far calcolo su altro inizio dello stato giuridico tranne che su quello derivante dalla &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;forza &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;; e sulla coazione si fonda in seguito il diritto pubblico”.Cfr. KANT, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Per la pace perpetua&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, in&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Scritti di filosofia politica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, cit.,p.318.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn45" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref45" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[45]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Cfr. G.MARINI, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;La concezione kantiana di una Repubblica mondiale&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, in &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Tre studi sul Cosmopolitismo kantiano&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;, Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 1998, pp.38-39.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn46" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref46" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[46]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; “Tutto ciò che esiste esprime in un certo e determinato modo la natura o essenza di Dio, cioè tutto ciò che esiste esprime in un certo e determinato modo la potenza di Dio che è causa di tutte le cose”. Cfr.SPINOZA,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Etica&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;,Parte I, Prop.36,Dimostrazione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn47" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref47" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[47]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Cfr. A.PIRNI,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Kant filosofo della comunità&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;,Pisa, ETS,2006,p.79.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn48" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref48" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[48]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Cfr. A.PIRNI,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Il “Regno dei fini” in Kant&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;Morale, religione e politica in collegamento sistematico&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;,Genova, Il Melangolo,2000,p.141.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn49" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref49" style="color: rgb(67, 105, 118); background-color: transparent; text-decoration: none; border-bottom-width: 1px; border-bottom-color: rgb(204, 204, 204); border-bottom-style: solid; "&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt;[49]&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span"  style="font-family:'times new roman';"&gt; Se così non fosse, si darebbe un superamento della finitezza e il conseguimento della Cosa del Reale nella sua interezza, al di là dei limiti e delle determinazioni spazio-temporali; significherebbe potersi spingere oltre i limiti dell’umana ragione.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify" style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.75em; margin-left: 0px; line-height: 1.5em; "&gt;&lt;a title="" name="_ftn50" href="http://www.sifp.it/articoli-e-libri-articles-and-books/come-stranieri-a-noi-stessi-tra-dimensione#_ftnref50" style="color: rgb(67, 10
